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Sabato avevamo definito Chievo-Juventus come il match dell'anno per i bianconeri. Nelle scorse stagioni, la Juve aveva battuto spesso e volentieri il Milan, l'Inter e le altre big del campionato, perdendo però troppi punti con le squadre medio-piccole. E anche in questo inizio di stagione, pur con un atteggiamento diverso (migliore rispetto agli ultimi campionati), la Juventus aveva battuto il Milan, pareggiando però con Bologna e Catania. E' per questo che la gara con il Chievo, che nel 2010-11, con l'1-1 del Bentegodi, aveva segnato uno spartiacque fra un avvio positivo e il tracollo della seconda parte della stagione, aveva, alla vigilia, tutte le caratteristiche di un esame di quelli importanti, da non sbagliare.

Il giorno dopo lo 0-0 con la squadra di Mimmo Di Carlo, possiamo dire che il gruppo di Antonio Conte ha superato l'esame solo a metà. Lo ha superato riproponendo quello spirito battagliero e indomito che si era già visto nelle precedenti cinque gare. E lo ha superato per il gioco espresso (a tratti) nella ripresa e per le occasioni da gol create. L'esame, invece, non è stato superato per quanto riguarda il risultato: in un campionato equilibrato come questo, che vede al momento tutte le altre pretedenti al titolo alle spalle dei bianconeri, gare come quella di ieri vanno vinte.
 
E allora cosa manca ancora a questa Juve per fare il definitivo salto di qualità? La manca quel 'killer instinct' proprio delle grandi squadre, quelle che alla fine di match come quelli del Bentegodi piazzano il golletto che vale tre punti. E l'emblema massimo di questo tipo di squadra, se vogliamo, è stato quello rappresentato da tutte le squadre allenate da Fabio Capello.
 
Questo discorso ci porta a parlare, come logica conseguenza, degli attaccanti. Sono loro, infatti, ad avere il dovere di fare la differenza in gare come quella con il Chievo, dovrebbe essere loro i portatori di questo 'killer instinct'. E, in questo senso, al di là dei minuti giocati e del modulo proposto da Conte nella formazione di partenza degli ultimi due match (una punta e cinque centrocampisti), l'apporto delle punte bianconere al bottino dei gol all'attivo finora è stato davvero scarso: appena due reti (Matri a Siena e Vucinic con il Bologna) su un totale di nove reti. Quindi, cari attaccanti bianconeri, è il momento di svegliarsi!