“E come l’anno scorso” cantava Piero Focaccia in “Stessa spiaggia, stesso mare” (canzone diventata poi icona di un decennio) a rappresentare la tradizione di ritrovarsi dopo un anno sempre allo stesso posto.
Nello specifico si parlava di mare e di stagione estiva, per la Juventus di Allegri il riferimento è ovviamente collegato invece alla finale di Coppa Italia.
Per la quarta volta consecutiva, la Vecchia Signora si ritroverà a giocarsi la competizione in gara secca sul prato dell’Olimpico di Roma davanti gli occhi delle maggiori istituzioni nostrane.
Tradizionale sarà anche l’avversaria, quel Milan avversario già sconfitto due anni fa grazie al gol di Morata, suo personale regalo d'addio.
Milan rigenerato dalla cura Gattuso
, che solamente ai rigori ha avuto la meglio nei confronti della Lazio, finalista contro la Juve invece l’anno scorso e tre anni fa.

Coppa Italia da rivoluzionare - Da quattro anni a questa parte ci sono poche certezze così sicure nella vita come vedere la Juve in finale di Coppa Italia contro la Lazio o contro il Milan.
Da cosa nasce questa totale mancanza di sorpresa nella competizione?
Non solo dallo strapotere della Juventus in Italia ma anche e soprattutto da una formula che per ragioni televisive aiuta le grandi ad arrivare sempre sino in fondo, per assicurare alle tv semifinali e finali di livello e garantire quindi lo share per ottenere gli introiti pubblicitari necessari. Il contrario di quello che dovrebbe esser lo sport romantico, insegnato nei campetti di periferia.
Questa formula andrebbe rivista quanto prima, rivoluzionata, consentendo a tutte le formazioni professionistiche italiane di avere la propria chance, in gara secca ad eliminazione diretta da disputarsi sempre in casa della sfavorita.
Solo così la Coppa Italia potrebbe regalare emozioni e sorprese pari o comunque simili a quella dell’epica FA CUP.
Se poi si riuscisse a far collegare la qualificazione diretta in Champions alla vittoria finale si rafforzerebbe ulteriormente l’importanza della competizione.
Chissà se ci arriveremo mai. Ne dubito fortemente.
 
Rigore per la Juve? Torna l'esercito dei repressi - Nel frattempo la Juventus, da grande squadra, dimostra ancora una volta di non mollare mai nessun obiettivo e contro una brillante Atalanta, ben messa in campo come sempre da Gasperini, schiera in pratica la migliore formazione titolare possibile, fregandosene del fatto che tra una settimana si giocherà la stagione a Londra e vince soffrendo per uno a zero grazie a un discusso rigore di Pjanic.
Come accade sempre, quando c’è di mezzo un episodio pro-Juve o comunque dubbio, si scatena l’esercito del “solo rubare, sapete solo rubare”. L’esercito dei repressi
, diciamolo.
Nello specifico, trattenuta netta su Matuidi che però accentua la caduta e quindi episodio limite che in un senso o nell’altro va accettato.
Cosi come la Juve stessa ha accettato che l’identico fallo di mano di Masiello non sia stato punito con il rigore mentre quello ‘gemello’ di Benatia all’andata si.
Al netto dell’evidenza è sempre la discrezionalità dell’arbitro a fare la differenza. Chi parla di malafede fa parte senza dubbio alcuno dell’esercito dei repressi.
 
Allegri, ora cosa fai? - Cosa lascia queste due semifinali di Coppa Italia?
Sicuramente due squadre stanche, Juventus e Lazio, che sabato si ritroveranno di fronte ad affrontarsi in campo da avversarie.
Entrambe ieri hanno giocato con i titolari o comunque con la migliore formazione a disposizione ed entrambe la prossima settimana saranno impegnate in Europa.
Bisogna quindi capire se e quanto turnover applicheranno rispettivamente Allegri e Inzaghi.
Non ce ne vogliano i tifosi laziali, ma la trasferta di Londra in Champions League contro il Tottenham è impegno assai più complicato e decisivo
 rispetto alla sfida in Europa League contro la Dinamo Kiev, quindi le scelte di Allegri potrebbero esser determinanti non solo sull’esito della sfida di Sabato, ma anche sulle conseguenze del resto della stagione bianconera.
Veder svanire un obiettivo fondamentale per un turnover mal applicato potrebbe far tornare la mente, per ricollegarci alla canzone citata in apertura, a quel tifoso chiacchierone che ogni anno sistematicamente sogna sotto l’ombrellone...

@stefanodiscreti