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  • Juvemania: niente Brasile, i soldi del Qatar spendiamoli in Europa

    Juvemania: niente Brasile, i soldi del Qatar spendiamoli in Europa

    • Gianluca Minchiotti

    E così il direttore sportivo della Juventus, Fabio Paratici, avrebbe fatto un blitz per assistere al match di ieri fra Brasile e Bosnia, con l'obiettivo di osservare Dedé (che non ha giocato), Damiao e Fernandinho. Buono a sapersi, ma spero vivamente che Paratici abbia tratto indicazioni negative.

    Nulla contro i brasiliani e il calcio brasiliano, il migliore nella storia del calcio, ma putroppo un'altra storia, quella della Juventus, ha dimostrato che i colori bianconeri con quelli verdeoro non vanno per nulla d'accordo. E nel fare mercato una società deve tenere conto del momento e delle opportunità, ma anche della sua storia e della sua indole. Per quanto riguarda il mercato estero, ci sono club che, storicamente, si sono sempre trovati bene pescando in alcuni paesi e meno bene muovendosi altrove.

    Puntando l'obiettivo sulla Juventus, è noto che la società bianconera non abbia mai avuto un grande feeling con il calcio brasiliano. I migliori brasiliani della storia bianconera sono stati Cinesinho (scudetto 1967) e Altafini (due scudetti, 1973 e 1975), il quale però è un oriundo e ha comunque dato il meglio di sè, in Italia, con la maglia del Milan. Per restare agli ultimi venti anni, i migliori sono stati Julio Cesar (una Coppa Uefa) ed Emerson (due scudetti revocati). Nessun Pelè, nessuno Zico, nessun Kakà, nessun Ronaldinho, come si vede. Mentre sono sotto gli occhi di tutti i flop Amauri, Diego, Athirson e Felipe Melo (che ancora non manca occasione per lanciare frecce avvelenate alla Juve...).

    In compenso, la Juventus ha sempre pescato ottimamente in Francia e bene in Germania e Danimarca. D'accordo, dal calcio francese sono arrivati in bianconero anche Boumsong e Pericard, ed Henry è stato sbolognato troppo frettolosamente, ma tutto passa nel dimenticatoio facendo solo cinque nomi: Platini, Zidane, Deschamps, Trezeguet e Thuram. Ci vorrebbe un articolo a parte solo per elenecare tutti i trofei vinti da questi campioni in bianconero. Meno bene, ma tutto sommato bene (e molto meglio rispetto al calcio brasiliano), l'apporto dato dal calcio tedesco alla Juventus: Haller, Kohler, Moeller e Reuter hanno, chi più e chi meno, lasciato un bel ricordo. E bene, e anche meglio rispetto alla Germania, la Juve ha fatto quando si è rivolta al calcio danese: John Hansen, Karl Aage Praest e Michael Laudrup hanno fatto la storia del club torinese.

    Quindi, mi auguro che nel match fra Brasile e Bosnia, Paratici abbia dato un'occhiata anche a Dzeko, Ibisevic e magari Pjanic. E mi auguro che i soldi che forse arriveranno dal Qatar (pare che la Qatar AirWays sia interessata a diventare sponsor della Juve, acquistando anche i 'naming rights' dello Juventus Stadium) possano essere investiti più nel mercato europeo (se non italiano) che in quello brasiliano.

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