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E così è stata la Juventus a riuscire a fare il lavoro per il quale Claudio Ranieri era stato chiamato sulla panchina dell'Inter: normalizzare i nerazzurri.
 
"Non è 'la partita'. Ci sono tre punti in palio, pensare in maniera diversa sarebbe da provinciale. Inter-Juve deve tornare ad essere una partita normale, una tappa per crescere ulteriormente". Alla vigilia, Antonio Conte si era espresso così sul match del Meazza, e così è stato. 
 
I bianconeri hanno affrontato gli avversari senza farsi prendere da nessun affanno revanscista, senza farsi soggiogare dall'idea di avere di fronte la grande rivale storica, la rivale di Calciopoli e dello scudetto 2006 conteso. Niente di tutto questo. La Juve si è comportata come fa una grande squadra quando gioca in trasferta contro un avversario normale: ha resistito al primo quarto d'ora di assalti, poi ha colpito freddamente due volte, senza subire il contraccolpo del momentaneo pareggio, e infine ha controllato la gara, soggiogando un avversario sempre più in affanno minuto dopo minuto.
 
Un altro esame superato quindi per la squadra di Antonio Conte: dopo il Milan, battuta e normalizzata l'Inter. Ora, per poter essere considerata ufficialmente in corsa per lo scudetto (non per vincerlo, restiamo con i piedi per terra, ma per lottare per vincerlo), ai bianconeri restano altri due esami da superare: 1) il tabù San Paolo, contro quel Napoli che, dal 2006 in poi, è stato l'avversario che più volte ci ha battuto; 2) l'eliminazione definitiva della pareggite con le squadre medio-piccole (le 'X' con Bologna, Catania, Chievo e Bologna possono bastare). Si parte domenica prossima dal Napoli.