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A freddo la rabbia ma soprattutto la delusione per l’eliminazione clamorosa subita non passa, anzi se possibile addirittura aumenta.
Come può la Juventus essere stata eliminata in Champions League dall’onesto Porto, una squadra di medio/basso livello tecnico che in Italia farebbe fatica ad arrivare persino in Europa League?
Come può una squadra che nell’ultimo triennio ha praticamente triplicato il monte ingaggi ed aumentato le perdite di esercizio progressivamente aver ottenuto ad una figura di questo tipo?
Di chi sono le responsabilità?
Analizziamo la situazione nel dettaglio.
 
Pirlo non era ancora pronto
 
È evidente che Andrea Pirlo non era ancora pronto per allenare una squadra competitiva come la Juventus, perlomeno non senza controindicazioni evidenti.
Aver mandato via Sarri per tenere i senatori è stata una scelta coraggiosa ma nei fatti totalmente sbagliata alla luce dei risultati ottenuti. Inutile starne anche a discutere.
Si può condannare Andrea Agnelli per questo “colpo di testa” estivo?
Si può prendersela con chi ha riportato la Juventus in paradiso dopo anni di inferno e purgatorio?
In parte si, perché era evidente che dare una Ferrari ad un neopatentato in un anno particolare come questo che stiamo vivendo avrebbe potuto tranquillamente portare ad una stagione fallimentare per la mancanza di tempo a disposizione per programmare ma bisogna comunque avere riconoscenza per il Presidente per quanto fatto in precedenza.
 
L’affare Ronaldo punto di non ritorno
 
L’origine di tutti i mali è a monte. 
Tutto nasce praticamente dall’acquisto di Cristiano Ronaldo nell’estate del 2018 e la conseguente frattura, insanabile, tra Paratici e Marotta (la coppia che tanto bene aveva fatto in precedenza).
Un punto di non ritorno perché Paratici da solo ha dimostrato di non essere all’altezza della Juventus, né Nedved ha saputo garantirgli la protezione che gli assicurava Marotta in precedenza.
A partire dall’estate 2018 la Juve ha smesso di programmare il futuro e per sostenere i costi monstre dell’operazione Ronaldo è stata costretta ad impostare le successive campagne acquisti sulla base della casualità. Parametri zero, cessioni di giovani importanti, prestiti e plusvalenze a volontà, senza un vero progetto tecnico/tattico a lungo tempo.
Chi ha pagato per questa evidente mancanza di programmazione sono stati gli allenatori, Allegri prima e Sarri poi che avevano già certificato la fine di un ciclo ma che ovviamente non sono stati ascoltati come il buonsenso invece avrebbe suggerito.
Si è pensato che comprando il migliore al mondo circondandolo di operazioni in saldo e last-minute potesse bastare per fare meglio dell’era precedente.
Si è pensato di potere fare a meno di allenatori navigati, vincenti ed esperti puntando su un totale esordiente senza pagare pegno.
 
Stavolta paga Paratici?
Una scelta arrogante che porta ad un responsabile principale: Fabio Paratici.
Tutti hanno (avrebbero) diritto ad una seconda possibilità nella vita ma se per questo fallimento della Juventus debba ancora pagare qualcuno, salvando stavolta l’allenatore di turno, tutte le strade portano inesorabilmente al nome di Paratici.
Oggi sarebbe stato il centesimo compleanno di Gianni Agnelli, colui che più di tutti ha rappresentato lo stile Juve nella storia.
Mi ritengo fortunato ad essere nato nel suo stesso giorno perché è colui che più di tutti ha incarnato i valori della signorilità bianconera.
Una Juve così arrogante che pensa di poter fare a meno di un dirigente come Marotta senza rimpiazzarlo adeguatamente prima, di un allenatore plurivincente come Allegri poi e che ha fatto fuori Sarri per dare spazio ad una vecchia guardia che non avuto nemmeno il coraggio di presentarsi ai microfoni dopo la disfatta contro il Porto sicuramente non gli sarebbe piaciuta. Non l’avrebbe rappresentato.
La scommessa Pirlo invece probabilmente l’avrebbe affascinato. 
D’altronde come dichiarato in una sua storica intervista:
“Non amo molto i consuntivi; soprattutto non mi piace il passato se non per quel tanto che fissa la nostra identità. Io amo il futuro e mi piacciono i giovani. La mia vita è stata tutta una scommessa sul futuro.”
E’ il momento di ripartire dalla scommessa Pirlo allora tagliando i ponti con il passato e la vecchia guardia perché questo meraviglioso ciclo è giunto probabilmente al capolinea.
@stefanodiscreti