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Se ne è andato Giampiero Boniperti, colui che più di tutti - da dipendente (prima da calciatore e poi da dirigente) - ha rappresentato al meglio Juventus, in campo e fuori. Oltre metà della sua vita messa a disposizione di soli due colori, il bianco e il nero. Un senso di appartenenza viscerale. Una bandiera in campo, un leader ed un capitano prima, un faro per tutti nel suo ruolo dirigenziale poi. Inutile stare qui a riepilogare i suoi innumerevoli successi ottenuti durante la sua carriera o i tanti giocatori scoperti ed ingaggiati nel corso degli anni.
Ci piace invece ricordare, fare presente a chi ha qualche anno in meno (per sua fortuna) che è esistito anche un calcio romantico in cui i procuratori non c’erano proprio, non condizionavano un intero movimento allo sbando ed i calciatori privilegiavano scelte di cuore al portafoglio. Un calcio fatto di bandiere, di sentimenti, di passioni in cui i giocatori, al termine di una stagione sbagliata, firmavano il rinnovo del contratto in bianco solo fissando una foto appesa al muro e poi arrivava un presidente giusto come Boniperti, con parametri meritocratici, a decidere autonomamente la cifra.
Provate solo per un attimo ad immaginare qualcosa di simile nel calcio moderno. Impensabile ormai, impossibile. Oggi le società sono totalmente in ostaggio dei propri calciatori, guidati da procuratori “squali” che pensano esclusivamente al loro ritorno economico; sino a che non riescono a trovare un accordo le parti (quasi sempre a totale vantaggio dei calciatori) tutte le strategie di mercato restano totalmente ferme.

 

Mercato Juve bloccato da Ronaldo

È il caso anche della nuova Juventus di Allegri, che ancora non può programmare il mercato perché non sa cosa farà il suo giocatore più rappresentativo, Cristiano Ronaldo. Forte del suo ultimo anno di contratto garantito, il fenomeno portoghese che ha sempre messo davanti il tornaconto personale a quello delle squadre in cui ha giocato, in questo momento è totalmente concentrato a scrivere nuovi record personali con la maglia della Nazionale del Portogallo ad Euro2020. Del futuro della Vecchia Signora e dei problemi a fare mercato in casa Juve, in questo preciso periodo a CR7, non gliene può fregare di meno. Giusto? Sbagliato? Chi siamo noi per giudicare? Di certo, questa situazione rischia di diventare un’arma a doppio taglio per la squadra juventina. Perché se Ronaldo alla fine si convincerà a restare, Massimiliano Allegri nella sua seconda esperienza in bianconero potrà ancora contare sul più forte finalizzatore in circolazione. Perché, e questo lo ripeteremo sempre, il problema della Juventus di questi anni e dei prossimi non potrà mai esser il Cristiano Ronaldo calciatore. Il problema sono semmai i compagni scelti dalla dirigenza per affiancarlo in campo.

Rabiot e la Francia

Prendete Rabiot. Nella Juventus in questi due anni non ha mai dimostrato di valere l’ingaggio folle che Paratici gli ha garantito, anzi nella maggior parte delle occasioni è risultato un vero bluff in negativo. Accanto a Kantè e Pogba invece contro la Germania è sembrato un signor giocatore, quasi un leader. Cosa vuol dire questo? Che vicino ai fenomeni anche i giocatori normali sembrano più forti. Il problema nasce quando si chiede a giocatori normali di avere un rendimento da fenomeno, sopratutto sulla base di ingaggi fuori mercato concessi; questo è quello che più di tutto ha condizionato il mercato della Juventus negli ultimi anni. Nessun giocatore facente parte della rosa bianconera si può considerare scarso anzi. Il vero, unico, problema è che molti di loro si fanno forti dietro ad un ingaggio fuori mercato, strappato a condizioni che si pensavano favorevoli, che presupporrebbe da parte del calciatore ben altro rendimento e livello di prestazione. Chissà Boniperti che cifra avrebbe scritto oggi sul contratto firmato in bianco da Rabiot e Ramsey o se avrebbe rinnovato il prestito di Morata a queste condizioni esose…
Ma quello era un altro calcio, romantico, unico, speciale. Quella era un’altra storia. Come fai a spiegare nell’era tecnologica e sempre connessa di oggi che è esistito un presidente, unico, che a fine primo tempo, per scaramanzia o per tensione, abbandonava la tribuna per andare a sentirsi il secondo tempo della partita alla radio attraverso Tutto il calcio minuto per minuto?Come cantava Lucio Battisti: “Capire tu non puoi, tu chiamale se vuoi emozioni…”.
Emozioni genuine che con la scomparsa dei protagonisti dell’epoca stanno lentamente sparendo.

Buon viaggio, Presidente

@stefanodiscreti