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Maurizio Sarri è tornato a parlare dopo quasi un anno in una bellissima intervista realizzata da SportItalia.
Il personaggio, se mai ve ne fosse ancora bisogno, ha dimostrato davvero di non essere mai banale.
Una sequenza di ricordi e passaggi che sicuramente resteranno nella memoria dei tifosi, e non solo, per molto tempo anche per far comprendere ai più come funziona l’attuale mondo del calcio dall’interno.
 
Ronaldo azienda a parte, Sarri si è arreso subito
 
Un ambiente dove un calciatore come Cristiano Ronaldo è praticamente o quasi più importante della squadra stessa dove gioca. Un’azienda totalmente a parte.
Una delle colpe di Sarri per non essersi adattato durante il suo anno alla Juventus è sicuramente non aver compreso ed accettato questo passaggio sino in fondo.
Si è praticamente arreso subito o quasi quando ha capito che con campioni di questo tipo non doveva fare esclusivamente un lavoro di campo ma serviva anche un importante lavoro di mediazione, una pressione evidentemente insopportabile per lui.
La frase “A metà Ottobre ho fatto una riunione con lo staff e ho detto loro di fare una scelta. La mia domanda era: andiamo dritti per la nostra strada e andiamo a casa tra 20-30 giorni o proviamo a fare qualche compromesso, vincere il campionato e andare a casa lo stesso? Abbiamo scelto di vincere lo Scudetto" è emblematica in tal senso.
In pratica ad Ottobre 2019 l’esperienza di Maurizio Sarri sulla panchina della Juventus si era già conclusa.
L’allenatore e la Juve erano evidentemente incompatibili. Si sono sopportati fino alla fine, anche per via dell’esplosione della pandemia e di tutto quello che ne è stato strettamente collegato, ma senza alcuna possibilità di proseguire insieme.
E questo lo sapeva bene anche la dirigenza della squadra bianconera.
 
Perché Pirlo dopo e non Allegri subito allora?
 
Questa considerazione però ci lascia estremamente perplessi.
Perché la Vecchia Signora si è ridotta allora all’ultimo puntando sull’inesperto Andrea Pirlo (originariamente scelto per allenare l’Under 23) per sostituire Maurizio Sarri quando era praticamente da mesi, e non certo quindi per l’esito della gara di Champions con il Lione, che il destino del tecnico era abbondamente segnato?
Un’altra considerazione poi ci fa ulteriormente riflettere e ci spiega al meglio la confusione che regna alla Juventus negli ultimi anni.
Nel momento in cui la Juventus e Sarri hanno capito di essere totalmente incompatibili la dirigenza bianconera aveva ancora sotto contratto, pagato per fare lo spettatore fino all’ultimo giorno della scadenza, Massimiliano Allegri.
Possibile che a nessuno in società sia venuto in mente di ammettere un mea culpa immediato invece di andare poi a mettere una toppa anche peggiore del buco, creando solo ulteriore confusione?
Possibile che sia stato necessario sprecare un anno e poi un altro anno ancora prima di andare a reingaggiare Allegri, pagato per un anno per starsene a casa, “bruciando” nel frattempo il possibile talento di Pirlo nell’anno in cui è toccato a Sarri starsene a casa lautamente pagato dalla Juventus?
Questa sequenza di ribaltoni sulla panchina bianconera, con decisioni davvero incomprensibili dall’esterno, spiega il perché del ridimensionamento della squadra juventina degli ultimi 3 anni.
Le prestazioni sportive sono diventate inversamente proporzionali al monte ingaggi (compreso quello degli allenatori).
Più è cresciuto quest’ultimo (anche per via del doppio allenatore pagato a stagione, ormai purtroppo una consuetudine) meno sono venuti i risultati sportivi.
A Cherubini e all’Allegri Bis l’arduo compito di invertire questa assurda tendenza negativa e provare a ridare un minimo di programmazione pluriennale alla Juventus.

@stefanodiscreti