14

«Chi vince scrive la storia. Gli altri, al massimo, possono leggerla...». C’è tutto Antonio Conte in queste parole, pronunciate quasi a mo’ di battuta durante la conferenza stampa alla vigilia della partita contro la Lazio. Una frase che strappa sorrisi, ma che è il manifesto della mentalità della Juve e del suo tecnico, a cui, evidentemente, scrivere piace parecchio. Ora si devono buttare giù gli ultimi capitoli, quelli più importanti. I prossimi parleranno di sfide decisive contro Lazio e Milan, ma i successivi non saranno da meno: «Sono due delle sette partite che restano - sottolinea Conte - e non vedo difficoltà in più o in meno rispetto alle altre. Ogni gara vale tre punti e speriamo di chiudere nel migliore dei modi».

Lunedì la Juve si troverà di fronte la Lazio per la quarta volta in stagione e finora i biancocelesti sono usciti indenni dagli scontri con i campioni d’Italia: «Non li abbiamo ancora battuti? C’è sempre una prima volta. La Lazio, insieme a noi, è la squadra che è andata avanti di più in Europa e ha fatto tutta la Coppa Italia come noi. Quindi si affrontano le due squadre che hanno giocato di più quest’anno».

I tanti impegni, non ultimi i due confronti contro il Bayern, non hanno lasciato scorie tra i bianconeri, men che meno tra i centrocampisti, apparsi stanchi, secondo parte della critica: «Per me non lo sono, anzi, magari li faccio giocare tutti e quattro», ribatte Conte, riferendosi a Marchisio, Pirlo, Vidal e Pogba. «A sette partite dalla fine non ci sono gerarchie - continua il tecnico - chi sta meglio andrà in campo. Cercherò di schierare la squadra più in forma, questa è la miglior gestione possibile. Ridimensionati dalla Champions? Non credo. Guardiamo i fatti: Il Bayern prima di noi aveva battuto 9-2 l’Amburgo, ieri dopo venticinque minuti era già avanti di tre gol, ha già vinto il campionato con 20 punti di vantaggio sul Borussia, che è l’altra semifinalista di Champions... Non siamo stati ridimensionati, siamo stati dimensionati, nel senso che ora sappiamo qual è la nostra dimensione e dovremo essere bravi a lavorare per crescere e per competere per certi traguardi».

Dopo la doppia sfida contro i tedeschi alcuni giocatori, come Vucinic, sono stati presi di mira da critiche ingenerose: «Mi spiace perché si perde da squadra e si vince da squadra. Se dopo un anno e mezzo di lavoro si guarda al singolo, significa che chi guarda le partite non ha capito nulla. E’ tutto l’ambiente, giocatori, allenatore, società, tifosi, che vince o che perde. Io mi auguro che si riesca a capirlo e ad apprezzare cosa stanno facendo questi ragazzi. C’è un obiettivo straordinario da centrare, inimmaginabile solo un anno e mezzo fa e non si possono far passare in secondo piano cose tanto importanti».

Un obiettivo che la Juve insegue un buon margine di vantaggio, ma anche con la consapevolezza che i giochi non sono ancora chiusi: «Può accadere ancora tutto, lo insegna la storia e fossi in Mazzarri e in Allegri crederei nella rimonta. Noi veniamo da quattro vittorie consecutive, ottenute anche su campi difficili come Bologna o San Siro, contro l’Inter. Se però non le avessimo centrate, ora avremmo un vantaggio dimezzato, con partite importanti e difficili ancora da giocare. Dobbiamo stare attenti, perché solo noi possiamo scivolare, non chi insegue...»