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Kakà dice la sua su Inter-Milan. L'ex trequartista brasiliano ha dichiarato in un'intervista alla Gazzetta dello Sport: "Il mio derby preferito è quello di Champions League, ancora più unico. Domani mi aspetto che il Milan possa svoltare davvero, una partita del genere può dare una grande spinta". 
"Ibrahimovic? E' splendido capire che si diverte. Quanto all'età, con la fisioterapia e gli altri strumenti che abbiamo oggi è possibile andare avanti più a lungo. Basta essere motivati. Domani segna Ibra e poi speriamo bene...". 

"Io al Milan? La voglia di tornare è tanta, ma il tempo non è quello giusto. Mi piacerebbe lavorare con Maldini e Boban, aiutare il club, imparare soprattutto, però non è il momento di lasciare il Brasile. In futuro mi piacerebbe fare il manager, fra tanti anni magari il presidente. Allenatore o direttore sportivo no, la vita da tecnico è troppo complicata. Poi forse tra cinque o dieci anni cambierò idea". 
"San Siro è uno spettacolo meraviglioso. Mi auguro che mantengano almeno qualche elemento architettonico. Capisco che il calcio sia business, che negli stadi si debbano fare tante cose e non ci si possa fermare al sentimento, ma qualcosa deve restare". 
"Le epoche cambiano, ci sono stati tanti problemi economici e di gestione. Vedo che la classifica è migliorata, ma mi auguro soprattutto che le proprietà del Milan e dell'Inter ricomincino a investire quanto serve per tornare al top. Il momento è adesso: Inter e Milan sono squadre storiche, Milano è una città bellissima, l'Italia è un paese meraviglioso. Mi fa tristezza non ritrovare le milanesi negli ottavi o nei quarti di Champions League. Credo che si debba riavviare un circolo virtuoso: con la Champions incassi, puoi ingaggiare grandi giocatori e tornare in alto. Il fairplay finanziario è un cane che si morde la coda. Se non investi abbastanza non puoi avere una squadra di qualità, non ti qualifichi per il torneo più importante e ti resta soltanto il circolo vizioso". 

"Paquetà deve trovare fiducia in se stesso. L'anno scorso è andato bene, ma il secondo anno si fa fatica, lo so per esperienza. Gli altri cominciano a capirti, è più difficile. Deve considerare le sue qualità, in una squadra forte può essere un giocatore importante. Troppo brasiliano? Beh, se uno prende un brasiliano deve sapere che tipo di giocatore è. Paquetà si deve adattare un po' al calcio italiano, ma non deve perdere la sua identità calcistica. Deve restare creativo, perché questi siamo noi, ma deve anche essere pratico: se fa un doppio passo, deve farlo verso la porta. Se tenta il dribbling, deve avere una qualche utilità. La posizione in campo è importante, ma la cosa che conta di più è tirare fuori la volontà. Io credo che lui possa essere una buona mezzala, in Brasile gioca a destra. Credo che Paquetà debba provare a mischiare le sue qualità e il suo istinto con le necessità del calcio italiano".