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Assumere un mandato con dei precisi limiti ma fare come se quei limiti non esistessero. La vicenda che in questi giorni vede al centro dell'attenzione N'Golo Kanté, centrocampista del Chelsea e della nazionale francese, ci permette di riprendere un tema che noi di Calciomercato.com abbiamo posto nei mesi scorsi come questione su cui fare chiarezza: i diritti d'immagine come elemento assolutamente organico alla gestione della carriera di un calciatore professionista, ma giuridicamente inquadrata in modo da sottrarsi alle norme e al controllo dell'ordinamento calcistico. Ciò che ha l'effetto di creare un'enorme zona grigia, in cui l'uso dei diritti d'immagine si trasforma nell'escamotage per agire a tutti gli effetti da agente di calciatori sottraendosi al controllo. Ciò che comporta un'ulteriore serie di rischi in termini di trasparenza e integrità del calcio e della sua economia. La storia da cui prendiamo le mosse è stata raccontata ieri e oggi dal quotidiano francese L'Equipe; nell'edizione di ieri con un articolo che prova a ricostruire la vicenda nel suo complesso, e in quella di oggi con un'intervista rilasciata da N'Golo Kanté .

Riassumiamo i fatti per sommi capi, partendo dal dato ultimo. Martedì 26 novembre N'Golo Kanté sporge denuncia nei confronti di Nouari Khiari, l'agente con cui aveva formato il 21 luglio del 2016 un contratto per la gestione dei diritti d'immagine. Il quotidiano francese riporta che le accuse mosse da Kanté sarebbero quelle di frode, tentata frode, abuso di fiducia e esercizio abusivo della professione di agente sportivo. Questa denuncia si pone come punto di svolta del lungo conflitto fra il calciatore e il suo (ex?) rappresentante per i diritti d'immagine. Un conflitto che comincia a luglio 2017, quando Kanté manifesta l'intenzione di mettere fine al rapporto di rappresentanza, e si trascina fino a oggi poiché quel rapporto non si è ancora concluso nei fatti. In particolare Kanté, che per la gestione della carriera agonistica è assistito da un consulente (Abdelkarim Douis) regolarmente registrato come intermediario presso il registro della Football Association inglese, riferisce di avere offerto a Khiari una somma di 150 mila euro per risolvere il vincolo. Cifra che in seguito sarebbe stata elevata a 300 mila euro. Ma non è bastato. Stando a ciò che racconta il centrocampista dei Blues & Bleus, Khiari continua a essere per la sua carriera un elemento di disturbo. Da qui la decisione di presentare denuncia. Una decisione presa anche da Douis, che a sua volta ha denunciato Khiari per “minacce di morte, violenza volontaria e calunnia”. Pare che i due si siano incontrati a Londra lo scorso settembre per trovare una soluzione di mediazione, e invece ecco quale è stato il risultato.

Come è evidente da quanto si può leggere sulle pagine dell'Equipe, la vicenda viene presentata per come raccontata dal calciatore. Non si conosce la versione di Khiari. Ma a tal proposito va anche detto che nell'articolo pubblicato il 27 novembre viene riferito di un tentativo di raccogliere la versione del rappresentante dei diritti d'immagine. Si legge in un passaggio del pezzo: “Sollecitato a più riprese, ieri, Khiari ha posto delle condizioni preliminari per rispondere alle nostre domande. Tali condizioni non erano accettabili per L'Equipe”. Chi volesse conoscere maggiori dettagli sulla vicenda può consultare il sito del quotidiano francese.

Ciò che qui importa rimarcare è che uno dei motivi di conflitto – sempre stando a quanto riferisce N'Golo Kanté – sarebbe il tentativo di Khiari d'inserirsi nella gestione della carriera agonistica del calciatore. Si parla di un suo tentativo di partecipare alla trattativa per l'eventuale trasferimento al Real Madrid, avvenuta nell'estate del 2018 (e dunque un anno dopo che il calciatore aveva manifestato la volontà di rompere il vincolo col suo consulente per l'immagine). E al di là della vicenda singola, coi suoi dettagli peculiari, emerge il dato che ci pare di maggiore interesse: quali sono i limiti reali e efficaci che possano impedire a un consulente di diritti d'immagine d'essere anche agente per la gestione di carriera? Ci pare che questo tema continui a essere trascurato. Pericolosamente trascurato. Rimaniamo dell'idea che, di per sé, la gestione dei diritti d'immagine sia già un pezzo (e anche cruciale) della gestione di carriera. Alcuni esperti di diritto sportivo, con cui ci siamo confrontati nei mesi scorsi, ci hanno detto di essere “completamente d'accordo a metà” su questa visione delle cose. Nel senso che in termini fattuali la questione è ben posta, e che la gestione dei diritti d'immagine è assolutamente organica alla gestione della carriera. Ma in punto di diritto siamo in presenza di fattispecie diverse. La carriera agonistica rientra nella sfera del lavoro subordinato, e in quanto tale è regolata dall'ordinamento sportivo anche per ciò che riguarda il ruolo e l'azione degli agenti. Invece i diritti d'immagine sono demandati a accordi privatistici che sfuggono a tale disciplina, e dunque sono sottratti all'ordinamento sportivo. Sicché non esistono regole che permettano di intervenire contro i furbetti. Che sono tanti, e per niente “-etti”.

Ribadiamo il concetto: siamo consapevoli che la sfida di dare delle regole specifiche sarà molto complicata, e che forse non porterà da nessuna parte. E tuttavia il tentativo va fatto. Entro ieri. Perché i diritti d'immagine possono essere, come il caso di N'Golo Kanté lascia intravedere, un canale per l'esercizio abusivo della professione di agente. Se non addirittura il cavallo di Troia per reinserire nel calcio forme mascherate di TPO/TPI.

@pippoevai