Solo. Più del solito. E lo sai da subito, sin da quando decidi di volerlo fare: il portiere è solitudine. O meglio, "convivenza con te stesso", che forse è ancora peggio. Hai tempo per pensare, riflettere, rimuginare. E non aiuta, quasi mai. Non scoprirai mai la generosità di un compagno che viene a raddoppiare quando sei in difficoltà, non comprenderai mai l'altruismo di un altro compagno nel servire l'assist al centravanti in difficoltà. Tu sei sempre lì, solo. Sulla linea di porta, forse qualche passo più avanti: se i tuoi compagni segnano si abbracciano tra di loro, tu sei troppo distante; ti giri verso i tuoi tifosi, più vicini, per cercare anche solo uno sguardo, ma "quelli" si abbracciano tra di loro. E resti solo. Se poi invece sbagli...

CHE ERRORI! - Loris Karius ieri ha sbagliato. Due volte. La prima come succedeva solo nei videogame pixelati della Playstation, quando rubavi palla al portiere e segnavi; o come succede tuttora nel calcio balilla, con la più classica delle "foto"Benzema scatta l'istantanea di un destino che, dopo quell'errore è già scritto. I compagni avevano pareggiato i conti, con tanto di sospiro di sollievo proprio dell' 1 dei Reds dopo il gol di Mané, cercato subito dalle telecamere. Poi la prodezza di Bale: applausi, solo applausi. O mano che schiaffeggia l'aria, come quella di Zidane. Comunque, entrambi, segni della stessa estasi. Infine, un altro tiro del gallese. Forte ma innocuo, potente ma centrale. E lì, si torna alla solitudine, che fa rimuginare, si torna alla mente che pensa. E che fa la differenza. "La respingo di pugno, anzi no la bloc...". Sguardo all'indietro dopo che la palla gli rimbalza sulle mani, rete che si gonfia, Karius che si infrange per terra. Spezzato. Solo.

SOLITUDINE - Il triplice fischio di MazicModric che consola il connazionale Lovren, giocatori del Real che esultano festanti, quelli del Liverpool che soffrono insieme, con gli occhi lucidi, in mezzo al campo. E lì, sulla linea di porta, forse qualche passo più avanti, lui, Loris KariusIl primo da andare a consolare, in teoria. L'ultimo che vuoi vedere (se sei un suo compagno), in pratica. Si avvicina Bale, il suo carnefice, quello che lo ha tramortito definitivamente. Si affacciano dalle sue parti anche John Achterberg, allenatore dei portieri del Liverpool, e Danny Ward, terzo portiere dei Reds, gente che lo capisce, gente che da bambino ha fatto la sua stessa scelta: la solitudine. Poi, a caldo, più nessuno. Lasciato solo dai suoi compagni dopo una notte da incubo, Karius prova ad alzare lo sguardo, verso i suoi tifosi: mano al petto e scuse sincere di chi si è visto scivolare dalle mani un sogno. E loro, quelli della Kop, che applaudono. "You'll never walk alone" rispettato, almeno per i tifosi. Hanno visto Grobbelaar e Dudek danzare, ora hanno visto Karius cadere. Solo. Più del solito.

@AngeTaglieri88