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4 mesi fa su queste pagine scrivevamo testualmente che con Kessié ci sarebbe stato un nuovo “caso Donnarumma”, cioè un giocatore forte, giovane, importante, top nel ruolo di pertinenza, che aveva richieste da grandi club europei e che sarebbe andato via a “parametro zero” in scadenza di contratto. Apriti cielo. È partita la contraerea! “Kessié non è come quel traditore di Donnarumma”, “Per fortuna Kessié non ha quel manipolatore di Raiola come procuratore”, “Kessié ha il Milan nel cuore e non se ne andrà”, “Kessié sará il nostro nuovo capitano” e altre simili amenità. Ovviamente la deriva finale era: “Ruiu, basta dire ca...te, tu scrivi queste cose per destabilizzare il Milan”. E tutta l’estate è proseguita sulla china del “Kessié è vicinissimo al rinnovo”, “L’accordo c’è, mancano solo le firme”, “Domani è il giorno giusto”, “Franck è disposto a rinunciare a dei soldi”. Cosa? Come? Chi? Il verbo “rinunciare” accostato ai soldi non è previsto nel vocabolario del 99% dei calciatori professionisti, come è giusto che sia. Dal momento che si chiamano per l’appunto “professionisti” non “calciatori-tifosi”. Sarebbe ora che tutti se ne accorgessero.

Fanno quasi tenerezza invece quei professionisti dell’informazione sportiva che parlano di sentimenti, legami, attaccamento e considerano questi elementi determinanti nelle scelte professionali e di carriera dei calciatori. Scusate, ma, esattamente come Donnarumma, se Kessié va a via a zero e accetta un ingaggio da 10 milioni a stagione in uno dei club che gioca ogni anno per vincere la Champions League, ma che male fa? Fa solo il suo lavoro. Quello che invece Kessié avrebbe dovuto assolutamente evitare sono state le dichiarazioni di Tokyo rilasciate durante l’Olimpiade. Quelle in cui giurava amore eterno al Milan e quelle in cui diceva: “torno e sistemiamo tutto”. Non parliamo di anni fa ma di un mese fa, quando già George Atangana sapeva perfettamente che le offerte del Milan erano molto molto distanti dalle proposte che aveva già sul tavolo per portare via a zero il suo assistito. Quando Kessié ha rilasciato quell’intervista sapeva molto bene che la stagione 21/22 sarebbe stata la sua ultima in rossonero. Ma quella dichiarazione, alla quale peraltro hanno abboccato tutti, come di consueto, è stata una astuta e spietata mossa tesa a mettere il Milan nell’angolo. Quelle parole erano finalizzate a discolparsi di un eventuale addio. Kessié a Tokyo aveva praticamente detto ai tifosi rossoneri: “Io vorrei restare al Milan, ora tocca al Milan adeguare l’ingaggio”. Il tutto ben sapendo dei parametri stabiliti dalla società e che in maniera coerente Paolo Maldini ha voluto rispettare in ossequio agli obiettivi economici del club (che, mettiamocelo in testa una volta per tutte, sono più importanti di quelli sportivi, a giudizio della proprietà). Con quella dichiarazione Kessié è stato molto più furbo di Donnarumma e Calhanoglu, che nell’ultimo anno non si erano mai esposti apertamente sulla volontà di restare. Questo atteggiamento attendista di Gigio e Calha è stato profondamente contestato dai tifosi. Io sinceramente non ero e non sono d’accordo. Meglio un dignitoso silenzio di incertezza come quello dei due parametri zero dell’estate, che parole vuote di reale prospettiva e prive di sincerità come quelle dell’ivoriano. Ho molto apprezzato l’atteggiamento di Maldini che, dato ormai per perso anche Kessié, ha già tempestivamente sistemato il presente e il futuro, come aveva fatto con Maignan. Bakayoko serve a tamponare tutte le (secondo me “numerose) partite che salterà quest’anno Kessié, tra Coppa d’Africa e altro. Adli, pur con caratteristiche tecniche molto diverse dall’ex atalantino, è già stato bloccato per occupare la casella che lascerà libera Kessié a giugno 2022. Altra piccola considerazione sui “parametri zero” del Milan: Donnarumma, Calhanoglu e tutti gli altri giocatori che hanno lasciato Milanello nello scorso giugno hanno messo in mostra un’eccezionale professionalità e profusione di impegno fino all’ultimo minuto dell’ultima partita della stagione. Tra l’altro con grande profitto. Ci auguriamo di cuore che Kessié si comporti allo stesso modo fino alla fine del suo contratto con il Milan. Quello che hanno fatto l’anno scorso Donnarumma e company non è scontato per i giocatori che sanno già di lasciare un club a fine stagione. Magari è più facile riscontrare questo tipo di abnegazione in coloro che si devono conquistare un nuovo contratto, al Milan o altrove, come Romagnoli. Meno in quelli che hanno già accordi con un altro e magari inconsciamente “tirano indietro la gamba”. Speriamo che non sia il caso di Kessié.
Un’ultimissima considerazione sui giocatori che lasciano il Milan per andare in altri club dove prendono più soldi. È chiaro che il Milan in questo modo ha sposato una politica di contenimento dei costi e ha di fatto abdicato dall’essere un club della Top Ten europea. Ma vi prego, per giustificare la società sulle partenze di 2/3 parametri zero tra i 22 e i 27 anni non facciamo paragoni con fenomeni come Messi e Ronaldo che di anni ne hanno più di 35, sono ovviamente a fine carriera e prendono ingaggi che sono molto molto più pesanti di una eventuale valutazione del loro cartellino. Giratela come volete, ma Messi e Ronaldo (come lo stesso Ibra) è normale che si spostino “a zero”, Donnarumma e Kessié no.