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Eliud Kipchoge difende il trono: nessuno meglio di lui nella maratona a Tokyo, probabilmente nessuno meglio di lui nella storia di questa disciplina. Il programma dell'atletica ai Giochi si chiude come di consueto con la sua gara regina, che a Sapporo incorona nuovamente il kenyota. Kipchoge domina la 42 km, prendendo saldamente il comando dal 30° km e chiudendo in 2h08'38": oltre un minuto di vantaggio sull'olandese Nageeye (2h09'58"), un distacco così non si vedeva dal 1972, quando lo statunitense Frank Shorter vinse con oltre due minuti di margine sul belga Karel Lismont.

Dopo Rio 2016, un altro oro per Kipchoge, che vale la leggenda: il bis olimpico nella maratona era riuscito prima solo ad Abebe Bikila (Roma 1960 e Tokyo 1964) e Waldemer Cierpinsky (Montreal 1976 e Mosca 1980). Consacrazione definitiva per il 36enne (saranno 37 a novembre) di Kapsisiywa, come se servisse per un atleta che vanta anche il record mondiale (2h01'39" stabilito a Berlino il 16 settembre 2018) e un altro record 'non ufficiale' diventando il primo maratoneta a scendere sotto le due ore (1h59'40", l'IAAF non ha omologato perché realizzato in condizioni privilegiate, tra cui circuito apposito e 41 lepri).
E pensare che la maratona è entrata tardi nella vita di Kipchoge, solo dopo i 28 anni. Prima il kenyota si era già imposto a livello internazionale su distanze più brevi, con i 5000 metri piani diventati la sua vera specialità: oro ai Mondiali di cross di Losanna del 2003 nella corsa Under 20, oro nei 5000 metri piani ai Mondiali di Saint-Denis nello stesso anno, il bronzo olimpico ad Atene 2004 nella stessa disciplina, l'argento ai Mondiali di Osaka del 2007 e quello ai Giochi di Pechino dell'anno seguente, e ancora l'argento ai Giochi del Commonwealth di Delhi del 2010. Poi la svolta, il passaggio alla maratona e la trasformazione in cannibale dei 42 km, se si considera che oltre ai due ori olimpici ci sono i tanti successi nelle varie corse dal 2013 ad oggi. Le conquiste di un uomo che ha fatto della dedizione e della disciplina la sua forza, sei giorni di allenamento su sette per mantenere la perfetta forma fisica, anche se lo costringono a passare tanto lontano dalla moglie Grace Suggut, conosciuta ai tempi delle superiori, e dai tre figli. Il trionfo della costanza e della professionalità, per un bis da leggenda: Kipchoge conquista anche Tokyo, ora è il più grande di sempre nella maratona.