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Partito per salvarsi, il Bologna ha tutto il diritto di guardare in alto e coltivare sogni europei. Per la Roma, al contrario, si apre ufficialmente la crisi tecnica che accompagnerà il passaggio di consegne tra Pallotta e Friedkin, che sarà ufficializzato a giorni.

Mihailovic scavalca i medici, che gli avevano suggerito di guardare la partita dall’ospedale, e si presenta all’Olimpico senza curarsi del freddo quasi polare che gela i romani. A parte la componente scaramantica (con lui in panchina il Bologna è ancora imbattuto) Sinisa è convinto che la sua presenza aggiunga grinta e orgoglio al gruppo. E probabilmente ha ragione. La squalifica di Poli, in aggiunta alle altre defezioni, lascia sulle spalle del vecchio Palacio il peso di guidare la brigata come allenatore-giocatore. Quanto a Fonseca, che ha occupato la vigilia con un cortese ma fermo j’accuse agli arbitri e al loro metro di giustizio, Kolarov si riprende la fascia sinistra e Mkhitaryan torna dopo l’ennesimo infortunio muscolare ma toglie il posto a Kluivert e non a Perotti.

Il Bologna che piace a Mihajlovic corre più della Roma e trova il gol al quarto d’ora per una distrazione di Smaling che lascia passare un invito di Barrow raccolto con destrezza da Orsolini. Fonseca sembra una belva e lo diventa ancora di più quando il Bologna sfiora il raddoppio con Svanberg. L’unica zona del campo dove la Roma sembra in grado di sopraffare gli avversari è la fascia sinistra, quella dove Kolarov e Perotti sfondano spesso mettendo in difficoltà il giapponese Tomiyasu. Il pareggio romanista, non a caso, arriva da un’incursione di Kolarov che mette al centro un pallone colpito goffamente da Denswil per il più classico degli autogol. Ma il pareggio regge quattro minuti perché Barrow inventa un destro a girare che si infila sotto l’incrocio.

L’intervallo non giova ai romanisti che incassano il terzo gol, ancora un gioiello di Barrow che parte all’altezza della panchina di Sinisa, semina romanisti come birilli irridendo Mancini e Santon (Florenzi dove sei?) e batte Sau Lopez con il suo destro morbido. Fonseca vede i fantasmi mentre nasce un imbarazzante contenzioso tra la curva sud e Kolarov, che ha il torto di rispondere ai fischi con un gesto inurbano. 

L’ingresso di Bruno Peres al posto di Santon, dopo quello di Perez al posto di Under, sembra un gesto disperato. Eppure proprio il terzino brasiliano, rientrato dopo essere stato rifiutato dal mercato, propizia il colpo di testa vincente di Mkhitaryan, che fino a quel momento non si era proprio visto. Entra anche Kalinic al posto di un opaco Veretout ma l’espulsione di Cristante, che attenta a una caviglia di Orsolini, toglie alla Roma le ultime energie mentre Skorupski respinge due volte la rabbia di Dzeko. Avanti Friedkin.




IL TABELLINO


Roma-Bologna: 2-3 (primo tempo 1-2)

Marcatori: 16′ Orsolini, 22′ Denswil (aut.), 26′, 52′ Barrow, 73′ Mkhitaryan
Assist: 16’ Barrow, 26’ Denswil, 73’ Peres
Ammoniti: 38′ Svanberg, 55′ Schouten, 60′ Bani, 85′ Perez
Espulsi: 80′ Cristante

Roma (4-2-3-1): Pau Lopez; Santon (61′ Bruno Peres), Mancini, Smalling, Kolarov; Cristante, Veretout (79′ Kalinic); Under (57′ Perez), Mkhitaryan, Perotti; Dzeko. All.: Fonseca.

Bologna (4-3-3): Skorupski; Tomiyasu, Danilo, Bani, Denswil; Soriano, Schouten, Svanberg (73′ Dominguez); Orsolini (83′ Skov Olsen), Palacio, Barrow (86′ Juwara). All.: Mihajlovic.

Arbitro: Guida