La Roma ha fatto polpette del povero Chievo, salvato in più di un’occasione dal vecchio Sorrentino, confermando i progressi mostrati con il Milan. Martedì all’Olimpico il Porto confermerà o smentirà l’impressione che intorno a Zaniolo stia nascendo un progetto di qualità non sempre compreso dai tifosi. Certo, il 7-1 di Firenze brucia ancora, ma i conti andrebbero fatti alla fine: la stagione della Roma è ancora tutta da scoprire e Dzeko ha ancora molto da dire. A Verona, tanto per gradire, un gol, un assist e una traversa. 

Gli infortuni che accompagnano questa strampalata stagione romanista hanno costretto Di Francesco a schierare la trentunesima formazione diversa in trentuno partite. Questa volta è stata pesantemente toccata la difesa perché a marcare visita sono stati Olsen, rimpiazzato da Mirante, e Manolas, che ha lasciato le sue mansioni a Marcano. Confermata la coabitazione Schick-Dzeko, con il ritorno a metà campo di Cristante e Nzonzi: De Rossi che ha ormai un’autonomia ridotta, è stato risparmiato in vista di un’altra serata cruciale, quella di martedì con il Porto. 
 
Di Carlo, che crede ancora in una miracolosa salvezza, ha lanciato la linea giovane con Dioussè, rientrato a gennaio da Saint-Etienne, e Leris, scaricato l’anno scorso dalla Juve che lo aveva sedotto e abbandonato. Pellissier, vecchio leone in disarmo, si è sistemato in tribuna a meditare sugli acciacchi dell’età, mentre Sorrentino, l’altro quarantenne della compagnia, ha subito capito che la serata non sarebbe stata delle più facili. Dopo un apprezzato intervento su un sinistro perfido di Zaniolo, che non fa mai cose banali, il vecchio portiere ha alzato bandiera bianca di fronte a tre avversari, francamente troppi anche per superman: i due centrali veronesi, impappinatisi al centro dell’area, ed El Shaarawy, lestissimo a sfruttare l’occasione per l’ottavo gol di un repertorio spesso sottovalutato. 

Il raddoppio è arrivato nel giro di dieci minuti con la firma autorevole di Dzeko che si è costruito il successo con una piroetta conclusa con un sinistro a giro da applausi a scena aperta. A questo punto molti si sono chiesti se la Roma sarebbe ricaduta nel suo peccato originale, ma per sua fortuna Mirante ha indovinato la parata da applausi su un colpo di testa di Djordjevic, evento che ha consentito ai giallorossi di andarsi a godere l’intervallo senza troppi patemi. 

Alla ripresa la musica non è cambiata ed è arrivato anche il gol di Kolarov, ispirato da Dzeko e seguito da un inchino davanti alla curva occupata dai tifosi giallorossi. Di Francesco ha rivelato che il serbo contestato di recente ha giocato per un mese e mezzo con un piede fratturato. Chi vuol capire capisca: la Roma, intanto si è bevuta l’Amarone in attesa di assaggiare un bicchiere di Porto. 



IL TABELLINO: 

Chievo-Roma 0-3 (primo tempo 0-2)

Marcatori: 9' p.t. El Shaarawy, 18' Dzeko p.t., 8' s.t. Kolarov-. 

Assist: 18'p.t. Karsdop (R). 

Chievo (4-3-1-2): Sorrentino; Frey (39' p.t. De Paoli, 27' s.t. Schelotto), Bani, Rossettini,Barba; Leris, Dioussé, Hetemaj (14' s.t. Piazon); Giaccherini; Stepinski, Djordjevic. All. Di Carlo. 

Roma (4-3-3): Mirante; Karsdorp, Fazio, Marcano, Kolarov; Cristante, Nzonzi, Zaniolo (31' De Rossi); Schick (14' s.t. Florenzi), Dzeko, El Shaarawy (Kluivert: s.v.). All. Di Francesco. 

Arbitro: Abisso. 

Ammoniti: 14' p.t. Cristante (R), 17' p.t. Zaniolo (R), 21' p.t. Barba (R).