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Più punti dopo lo stesso numero di partite di campionato della squadra trascinata verso il Triplete da José Mourinho (59 contro 55), uno score di 6 vittorie consecutive - sono 9 quelle casalinghe - e un vantaggio nei confronti del Milan, la più diretta inseguitrice, che è salito fino a 6 punti. L'Inter di Antonio Conte viaggia a vele spiegate e, nonostante le legittime preoccupazione che può infondere una partita complicata come quella di lunedì prossimo contro l'Atalanta, i motivi per sorridere sono molteplici. Eppure, persino nel gruppo che sta letteralmente dominando in questa fase del torneo e che, dopo mesi di rodaggio, sta confermando il suo ruolo di assoluta favorita per la conquista dello scudetto, qualche spina esiste.

TAGLIATO - Situazioni che difficilmente andranno a compromettere il clima di armonia all'interno di uno spogliatoio tornato a respirare un clima che non si viveva da oltre 10 anni - dall'epoca mourinhiana per l'appunto - ma che denotano come nemmeno in casa della capolista della Serie A sia tutto rose e fiori. Aleksandr Kolarov e Arturo Vidal sono per esempio due calciatori arrivati lo scorso settembre su esplicita richiesta di Conte, che li riteneva pedine fondamentali tanto in campo che dietro le quinte per migliorare la mentalità del resto della squadra attraverso la loro esperienza. In entrambi i casi, ad oggi il piatto piange e la missione può definirsi fallita, considerando che il laterale serbo ha disputato appena 11 presenze complessive e non gioca da titolare in campionato dallo scorso 31 ottobre e che soprattutto lo scarso impiego recente ha portato il neo ct Stojkovic ad escluderlo dal giro di convocazioni per i prossimi impegni contro Repubblica d'Irlanda, Portogallo e Azerbaigian.
LA DELUSIONE - Una brutta botta per chi era arrivato a Milano con l'ambizione di potersi ritagliare un ruolo maggiormente da protagonista dopo le ottime stagioni alla Roma, ma la conferma di come Conte, per il bene comune, non guardi in faccia proprio a nessuno. Nemmeno ad uno dei suoi pretoriani per antonomasia, quell'Arturo Vidal che soltanto un anno fa rappresentava uno dei motivi di conflitto con Beppe Marotta per il suo mancato arrivo - l'ad nerazzurro gli preferì Eriksen - e che, una volta sbarcato effettivamente in nerazzurro durante la finestra estiva del calciomercato 2020, ha costantemente faticato a trovare una condizione accettabile che gli consentisse di risultare un valore aggiunto per l'Inter. Ventidue partite in campionato, appena 13 dal primo minuto e un solo gol all'attivo, per quanto pesantissimo nello scontro diretto con la Juventus. Decisamente poco per ripagare la fiducia del suo mentore, che nelle scorse settimane è tornato sui suoi passi preferendogli proprio quell'Eriksen che da tempo non è più un equivoco ma una delle chiavie nella corsa verso il tricolore.

PARADOSSO SENSI - Kolarov più Vidal, un fardello in termini di ingaggi che pesano per ben 9,5 milioni di euro netti sul bilancio molto precario del club nerazzurro e che nei prossimi mesi imporranno delle valutazioni: l'ex romanista è in scadenza a giugno ma c'è un'opzione per prolungare fino al 2022, mentre il contratto del cileno si esaurisce nel 2023 (con opzione di rinnovo). E poi c'è il caso, che ha assunto contorni paradossali di Stefano Sensi. Insieme a Barella il grande investimento dell'estate 2019 su uno dei migliori prodotti del calcio nostrano, acquistato per circa 20 milioni di euro e almeno nei primi 3 mesi della prima annata di Conte uno dei migliori nella formazione interista. Tanto da suscitare l'interesse del Barcellona. Poi, una serie interminabile di problemi fisici e incomprensioni con Conte legate alle perplessità sui suoi metodi di lavoro che lo hanno gradualmente marginalizzato rispetto al gruppo. Se il tecnico salentino resterà in sella alla truppa nerazzurra anche nella prossima stagione, le strade potrebbero naturalmente separarsi. In un'Inter che viaggia a ritmi superiori a quelli di Mourinho, ci sono tre spine nella corsa verso lo scudetto.