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Giovedì sfida il City che aveva rifiutato in estate.
Krasic, il rimpianto di Mancini: "Lo avevo già chiesto a Moratti".
Lui, Hernanes & C.: ecco il mercato lungimirante.

Non tutto il male vien per nuocere, potrebbe dire oggi la Juve che si coccola Milos Krasic. Quella regola sugli extracomunitari, cambiata a mercato in corso dalla Figc per la rabbia della Lega di serie A, aveva costretto tutte le società a rivedere i piani e tenersi un solo colpo in canna alla voce «acquisti internazionali». I bianconeri volevano Dzeko, Krasic era l'opzione altrenativa, non certo un ripiego. Con il senno del poi, una fortuna che il Wolfsburg abbia bloccato il bosniaco: Marotta ha investito 15 milioni per garantirsi l'esterno più efficace del campionato. Mossa azzeccata. «Per quanto lo abbiamo pagato, è il nostro vero affare, soprattutto in ottica futura», commentava qualche giorno fa il direttore generale juventino dopo il positivo debutto di Krasic.

Il «Fattore K» ha rilanciato la Juve all'inizio del trittico della verità che proseguirà giovedì a Manchester contro il City e si concluderà domenica a San Siro contro l'Inter. Guarda caso le due squadre che seguivano Krasic insieme alla Juve e che adesso se lo ritroveranno come avversario. In particolar modo Roberto Mancini sarà poco contento di dover trovare una soluzione per fermare il serbo in Europa League. «È un giocatore che ho sempre seguito, ho cercato di prenderlo già quando ero l'allenatore dell'Inter e ci ho riprovato una volta arrivato al City», ha ammesso qualche giorno fa. Un tentativo fallito per il no del giocatore, che a metà agosto sceglieva la Juve nonostante un'offerta economica al ribasso (un milione di euro all'anno era la differenza tra i due contratti). «Mi sono subito trovato bene a Torino - ha commentato ieri Krasic ai microfoni di Sky, in russo, in attesa di imparare l'italiano - perché mi sono sentito a casa fin dal primo giorno. E per questo voglio ringraziare anche i tifosi che mi hanno aiutato: ora spero di continuare a ricambiare il loro affetto».

La Krasic-mania del popolo bianconero si unisce alla Krasic-dipendenza prima evocata e poi rettificata da Gigi Del Neri. «La Juve non dipende da me - risponde il biondo di Kosovska Mitrovica - perché siamo un grande gruppo: giochiamo l'uno per l'altro e questa è la nostra forza». La sua è l'umiltà: non si esalta di fronte ad una notte magica, condita da una tripletta, e agli accostamenti con Nedved, un mito bianconero. «I tre gol sono stati una grande emozione - ha aggiunto Krasic, fresco papà di Mila a cui ha dedicato le reti -, ma vengono dopo: la cosa più importante è che abbiamo vinto. Per me è un onore essere paragonato a un campione come Pavel e farò di tutto per cercare di seguire le sue orme. Voglio affrontare una grande stagione con la Juve».

Uomo giusto al posto giusto e acquisto perfetto nel mercato più difficile di sempre. L'ingaggio di Krasic alla Juve conferma che se non si può arrivare a Ibrahimovic, a volte è meglio affidarsi alla sostanza più che all'immagine. Non a caso Diego ha fallito in bianconero, anche perché schiacciato dall'attesa «maradoniana» che si è manifestata quando è approdato a Torino.

Di colpi alla Krasic, la serie A ne ha sfornati diversi quest'anno. A partire da «O Profeta» Hernanes, fantasista brasiliano di 25 anni passato dal San Paolo alla Lazio per 13,5 milioni di euro, che ha permesso di riportare la squadra di Lotito in testa al campionato dopo 75 turni. Nella Fiorentina, invece, si sta imponendo l'altro Krasic: Adem Ljajic, fantasista serbo che domani compie 19 anni e vuole diventare il nuovo Kakà (ha il numero 22 sulle spalle). Strappato nel gennaio scorso al Manchester United, Ljajic in questo campionato ha giocato 3 partite e segnato 2 gol. La linea verde paga, dunque, e al Palermo fanno le cose in grande: dopo aver lanciato Pastore e Hernandez, i rosanero stanno facendo crescere la coppia slovena pescata dal Maribor (i due Under 21 Bacinovic e Ilicic) e il difensore argentino Munoz (classe 1990 ex Boca Juniors). Krasic e i suoi fratelli: giovani, forti e vincenti, ma soprattutto affari riusciti.