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  • Krasic squalificato? Del Neri s'arrabbia

    Krasic squalificato? Del Neri s'arrabbia

    Il tecnico bianconero: "Non è un disonesto, ha pensato a un tocco. Uno come lui viene triturato ogni domenica...".
    Krasic a rischio squalifica, Del Neri: "Stop a Milos? Mi arrabbierei molto".
    Epigono fin qui di Pavel Nedved per zazzera bionda e corsa furibonda, Milos Krasic rischia ora di ereditarne pure quel vizietto di volare un po' troppo a terra: per le tribù nemiche il rigore cacciato ieri a Bologna, dopo un non contatto con Portanova, è già più di un sospetto, ma il rischio è che arrivi sentenza di giudice (sportivo), in seguito a prova televisiva. Somiglierebbe a un'etichetta, temono a casa Juve. Ieri il serbo l'hanno difeso tutti, lucidandone anche le qualità morali, ma se visione di replay ci sarà, non sarà certo per valutazioni etiche. L'articolo 35 (comma quarto) del codice di giustizia sportiva rende l'eventualità piuttosto possibile, anche perché vi sono tre precedenti di giocatori squalificati in seguito a calcio di rigore guadagnato con simulazione: Iliev (Messina), Zalayeta (Napoli) proprio contro la Juve, e Adriano (ai tempi dell'Inter).

    Anche se i bianconeri contestano proprio che imbroglio ci sia stato: «Io lo conosco - dice Gigi Del Neri - Krasic è un ragazzo corretto, che viene continuamente triturato, ogni domenica: ha avuto la sensazione di essere stato toccato. Non si è buttato per abbindolare l'arbitro». Quel che il tecnico non permette si metta in discussione è la volontà del serbo: non c'è il dolo del cascatore. «Krasic è una persona a posto e corretta - insiste Del Neri - quindi la prova tv non dev'essere fatta. Non è un disonesto. Poteva dire all'arbitro che non era rigore? Non lo ha detto forse perché pensava di essere stato toccato». E non sarà un fotogramma a fargli cambiare opinione: «Una sua squalifica mi farebbe arrabbiare moltissimo - continua - perchè è un ragazzo di grande spessore e pulizia. Il mio giudizio non lo cambierei di certo».

    Tocca il mestiere d'avvocato anche a Beppe Marotta: «La prova tv per Krasic? É una regola che va valutata - attacca il direttore generale bianconero - e che ha un'interpretazione molto ampia. Krasic è un ragazzo per bene che subisce tanti falli. L'istinto è stato quello di evitare un eventuale impatto che poi non c'è stato. Ma non c'è stato comportamento anti-sportivo o malafede. Poi il rigore non si è concretizzato, e questo credo avrebbe portato anche più critiche». Non è stata furbata, insomma: «Ci sono comportamenti antisportivi in contrasto con il gioco del calcio - continua Marotta - ma in questo caso bisogna entrare nella dinamica dell'azione. Bisogna capire che tipo di atteggiamento tenere da parte dei calciatori: o accettiamo le regole del gioco o ci affidiamo alla tecnologia».

    Difende il compagno anche Alberto Aquilani, che però si mette pure dall'altra parte: «Se Krasic fosse stato mio avversario mi sarei arrabbiato». Però non lo condanna, conoscendolo: «É un ragazzo sensibile - riprende il centrocampista juventino - e dopo aver commesso quel gesto era giù, non è più rientrato in partita. Anche negli spogliatoi era molto giù, quindi non lo colpevolizzerei troppo per un episodio che non è il primo e non sarà nemmeno l'ultimo del genere, purtroppo oggi è capitato a noi».

    Ad Alberto Malesani, non è servito il replay: «L'ho visto subito che non era fallo, e mi spiace. Meno male che ogni tanto qualcuno lassù guarda e dà una mano: forse Giacomo Bulgarelli». Poi rispolvera antichi guai: «Ma con la Juve è così: io ci ho quasi rimesso la carriera, quando De Santis annullò il gol a Cannavaro». Ai tempi del Parma, «ma poi s'è visto il perché». Concetto che l'allenatore rossoblù già aveva tirato fuori in settimana. Ecco, nel quartier generale bianconero non lascia tranquilli anche l'aria che spira da un po' di tempo in giro, e in tv di più: compresi gli ultimi commenti di Zeman, da anni icona dell'anti-juventino. Poi c'è pure una preoccupazione anche molto terrena: perdere il miglior giocatore sabato sera, nella sfida contro il Milan. E quella non è una paura simulata.
     


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