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Sommare due debolezze per fare una forza. È il senso di un meeting bilaterale, unico nel suo genere, che si terrà mercoledì 12 febbraio a Ginevra tra Uefa e Conmebol. In termini ufficiali le rappresentanze delle confederazioni calcistiche europea e sudamericana si danno appuntamento per “sviluppare progetti comuni”.

E fra tali progetti, secondo quanto annunciato da una fonte Uefa all'AFP, vi sarebbero: l'espansione del calcio femminile, lo sviluppo del calcio di base, la messa in comune degli studi sui più avanzati programmi d'allenamento e dei sistemi per l'abilitazione degli allenatori, il coordinamento dei calendari stagionali, il futuro delle competizioni e il rafforzamenti della cooperazione istituzionale” (QUI). Un bel listone della spesa che pare fatto apposta per giustificare una lunga fase di dialogo da lavori in corso, ma che soprattutto devia l'attenzione dal vero motivo del meeting: la ricerca di un'alleanza per contrastare lo strapotere della Fifa guidata dall'avvocato italo-svizzero Gianni Infantino.

Sono anni di estrema debolezza per le due confederazioni continentali che incarnano la tradizione del calcio novecentesco, quello dei club e delle rappresentative nazionali da cui è stata scritta la storia mondiale del football. Oggigiorno il calcio europeo e quello sudamericano continuano a esercitare egemonia tecnica sul resto del mondo, ma sui piani politico e economico vivono un passaggio fra i più complessi della loro storia. E di tali difficoltà sono emblema le due confederazioni continentali, Uefa e Conmebol.

Entrambe decapitate negli anni recenti a causa di scandali dovuti a corruzione. Da una parte la confederazione europea, con l'ex presidente Michel Platini tagliato fuori per una vicenda di consulenze sospette e successivamente coinvolto nel Qatargate. Dall'altra parte la confederazione sudamericana, al centro del terremoto che a fine maggio 2015 ha travolto la Fifa e condotto alle dimissioni di Joseph Blatter. La perdita di peso politico che ne è derivata per le due confederazioni è schiacciante.

La Conmebol ha eletto nel 2016 un presidente paraguayano, Alejandro Guillermo Domínguez. Che si è trovato a affrontare una missione molto complicata, i cui risultati sarà possibile vedere realizzati nel medio-lungo termine. Quanto all'Uefa, la sua debolezza è lampante. Ha eletto un presidente, lo sloveno Aleksander Ĉeferin, che immediatamente si è prestato al ruolo di maggiordomo dell'European Club Association (ECA) e dei principali club europei. Continua ad avere un vicepresidente che si chiama Michele Uva e su questo dettaglio sarebbe davvero troppo facile infierire. E infine presenta il gravissimo  svantaggio di avere avuto come segretario generale colui che adesso è identificato come il nemico: il presidente delle Fifa, Gianni Infantino. Che dell'Uefa conosce perfettamente ogni piega e ogni debolezza, dunque sa come e dove colpire.

Già, Infantino. L'uomo proiettato al vertice del calcio mondiale quasi per caso, portatore di una visione riguardo al ruolo della Fifa che caccia sempre più in un angolo le confederazioni continentali. La sua idea di mondiale per club, la cui prima edizione è programmata per il prossimo anno in Cina, è l'attacco definitivo di una campagna che pone la Fifa definitivamente in competizione con le confederazioni, anziché in un ruolo di coordinamento. E l'attivismo diplomatico che in queste settimane vede impegnato Infantino (se ne parlerà nei prossimi giorni) è il segno di un dinamismo debordante.

A tale dinamismo cercano di opporsi Ĉeferin e Domínguez, che proprio nel mondiale per club vedono lo spauracchio più pericoloso per il potere delle loro confederazioni. Ma sanno anche di non avere molto margine di manovra. Provare a allearsi è una delle scarse possibilità residue. Ma da sola non basterà.