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Era di sabato. Non ricordo bene contro quale squadra dovesse giocare, il giorno dopo, il Brescia. Rammento perfettamente la vigilia. In sala stampa, per la canonica conferenza. Mircea Lucescu si presenta insieme con un ragazzino dallo sguardo intimorito. Dice il tecnico: “Lui si chiama Andrea Pirlo. Ieri ha compiuto sedici anni e domani esordirà in prima squadra. Credetemi, per quel che ne posso capire, questo bambino tra qualche anno sarà un patrimonio prezioso per il calcio europeo”. Il ragazzo ascoltava e le sue gote si colorirono di rosso. Ci vedeva molto bene l’uomo che, a mio parere, è stato uno fra i più bravi e competenti allenatori del mondo. Dopo poco tempo Andrea Pirlo per i suoi compagni di squadra era già “Il maestro”. Dirà di lui Roberto Baggio: “Possiede quel qualcosa in più di tutti che gli permette di vedere prima ciò che gli altri vedono dopo”.

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