Juventus e Milan si affronteranno mercoledì sera per la terza volta in stagione, in un contesto totalmente diverso dai due precedenti. Si parla di una Juve meno brillante ma che di fatto ha saputo infilare il settimo scudetto consecutivo proprio in quest’ ultimo mese; dall’altra parte c’è un Milan che ha scavalcato l’Atalanta, un Milan sesto, e che ha ritrovato il sorriso grazie alle ultime due vittorie in campionato. Calhanoglu, ad esempio, uomo simbolo dei rossoneri, ha confessato in questi giorni di stare ottimamente. Ma una finale è un frullatore: nessuna dichiarazione è affidabile nel prepartita. Dei due precedenti stagionali, Gattuso era presente sulla panchina del Milan solo al ritorno, all’Allianz Stadium. Quando finì 3-1. All’andata (ancora una vittoria bianconera per 2-0) si scontrarono invece il 3-4-2-1 di Montella col 4-2-3-1 classico di un Allegri che doveva ancora scoprire interamente le doti del suo ‘formidabile spaccapartite’ Douglas Costa. Una scoperta che costò cara a Gattuso nel ritorno, quando il tecnico bianconero passò nella ripresa da un 3-5-2 sofferente a un 4-2-3-1 con il brasiliano e Cuadrado a fare da esterni (sotto vedremo meglio). E stavolta? Se il Milan con tutta probabilità schiererà la formazione tipo, l’ ormai consolidato 4-3-3, bisogna domandarsi se lo farà anche Allegri. Intendo al di là dell’assenza di Chiellini: gli undici che partiranno saranno l’undici più ‘forte’, ovvero quello maggiormente in grado di mettere in difficoltà il Milan? La condotta generale di Allegri ci insegna a pensare che non è affatto scontato. Come se il piano partita venisse sempre e comunque prima di tutto. Prima ancora di questo Douglas Costa stratosferico e incontenibile. Per Allegri infatti è tutto relativo: è più importante la funzione di una determinata formazione che il suo valore assoluto. Dunque non stupiamoci più di certe esclusioni illustri, nel caso dovessero ripetersi. Certe armi sono ancor più devastanti se usate nel frangente opportuno.  

PROVE GENERALI O CIRCOSTANZA? – Per questa ragione è lecito chiedersi se proprio la Juventus opaca che ha affrontato il Bologna nel primo tempo di sabato sera possa essere quella (eccezion fatta per Marchisio) che scenderà in campo contro il Milan. E se fosse stata una prova generale? Pensarlo è già un azzardo, ma ricordiamoci del 3-5-2 che Allegri schierò sempre a Torino per arginare e sfiancare il 4-3-3 di Gattuso. La coesistenza di Asamoah e Alex Sandro servirebbe inoltre per neutralizzare la velocità di Suso. A Matuidi spetterebbe il duello con Kessié, mentre a Cuadrado, sulla destra, toccherebbe Calhanoglu. A Khedira Bonaventura e a Dybala il vertice basso del Milan. 


 
MILAN FORZA CINQUE – Prendiamo un esempio di come attacca il Milan, tratto dalla partita giocata a San Siro contro l’Hellas. Kessié e Bonaventura hanno il compito di infilarsi nelle maglie allargate delle difese a quattro. I rossoneri infatti attaccano volentieri in cinque. Questo costringe le mezzali avversarie (se gli avversari giocano a specchio col 4-3-3) a seguire fin dentro l’area tali inserimenti. Tutto ciò impone un grande dispendio di energie e un’attenzione costante, oltre che un atteggiamento ‘a rincorrere’ dei propri centrocampisti. Con cinque difensori, al contrario, la Juve assorbirebbe frontalmente Kessié e Bonaventura, con il vantaggio di poter ripartire con le mezzali già posizionate davanti alla difesa.  




3-5-2 o 4-3-3? - Ancora interessanti sono state le mosse di Allegri per ribaltare il risultato contro il Bologna, a inizio ripresa. Dentro Douglas Costa, fuori Matuidi, con Alex Sandro interno sinistro. Nello sviluppo azione il confine tra 3-5-2 e 4-3-3 asimmetrico è molto labile. Con Matuidi e Pjanic al posto di Alex Sandro e Marchisio, sarà questa la Juve contro il Milan? Già dal primo minuto Cuadrado e Douglas Costa insieme?     

 

Ma è al Milan che conviene dare il tutto e per tutto sin dall’inizio, non avendo a disposizione una panchina simile a quella di Allegri. Il tecnico bianconero, coi cambi che ha, può permettersi di gestire, di fare qualche calcolo lungimirante. Allegri non ha mai fretta di schierare il miglior undici. Probabilmente lo farà in un momento delicato della gara, quando il divario tra le due squadre potrebbe spalancarsi. Come nella partita Juve-Milan del 31 marzo.  

IL PRECEDENTE: LO SPACCAPARTITE – Nell’ultimo confronto l’ingresso di Douglas Costa nella ripresa non risultò subito determinante. Tant’è vero che il Milan rischiò di portarsi in vantaggio con qualche ripartenza insidiosa (vedi lo splendido tiro del turco che andò a stamparsi sulla traversa di Buffon). Ci volle anche Cuadrado. Ma in versione ala. Allora sì che la Juventus prese il sopravvento, all’interno di una gara giocata fino a quel punto forse anche meglio dal Milan. Qui sotto vediamo Douglas Costa in procinto di superare Calabria per servire poi Khedira sulla corsa. Dal cross del tedesco nacque il gol di testa di Cuadrado. 



In uno scacco matto post Juventus-Sampdoria ho già avuto modo di parlare degli assist ‘vincolati’ di Douglas Costa. Ebbene, anche il 3-1 contro il Milan si originò proprio da una giocata del genere del brasiliano. In questo caso tuttavia non si trattò propriamente di assist ma di penultimo passaggio, dato che l’assist a Khedira lo fece Dybala (e che assist!). Notevolissima anche l’intuizione di centrocampista tedesco (movimento da ‘terzo uomo’), che sorprende alle spalle Kessié attratto solo dal pallone. 

 

DYBALA DETERMINANTEUna costante non può essere però dimenticata: sui cinque gol stagionali che la Juve ha segnato al Milan, quattro contengono una giocata (più o meno estrosa) di Dybala. Ecco di cosa si priverebbe Allegri se optasse per un 4-3-3 puro, come quello che ha schierato contro l’Inter: un uomo tra le linee che il Milan ha dimostrato di soffrire parecchio. Tanto al ritorno col 4-3-3 di Gattuso, quando Dybala ricevette in un fazzoletto il passaggio di Pjanic, e si girò in un lampo e calciò in rete.



Quanto all’andata, contro il 3-4-2-1 di Montella, quando, servito ancora da Pjanic sulla diagonale, fece da sponda per il Pipita nell’azione del vantaggio bianconero.