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Thomas DiBenedetto presidente stipendiato, come Rosella Sensi. Nulla di male per carità. Se non fosse che il neopresidente giallorosso qualche giorno fa aveva dichiarato ‘Stiamo pagando i peccati del passato’.
Ad infuocare il dibattito ci si è messo anche il Presidente della Lazio Claudio Lotito che  ha tenuto a specificare che né lui né i suoi collaboratori hanno mai percepito emolumenti dalla società. 

A sollevare il polverone è stato Andrea Sabatini (analista finanziario di un gruppo bancario e internazionale, alle spalle una Laurea in Economia alla Luiss e PhD's in Banking & Finance presso l'UniRoma2 Tor Vergata. @littlesaturdays on Twitter), che ha portato all’attenzione dei media quella che poi è diventata la notizia che ha infuocato il clima pre-derby.
 
Calciomercato.com ha contattato Sabatini che ha spiegato alcune dinamiche che sfuggono ai più. 
 
Com’ è venuto a conoscenza del fatto che DiBenedetto sia stipendiato?
La valutazione di entità economico-finanziarie, di qualsiasi settore produttivo, è parte delle mie attività di lavoro e ricerca. Negli ultimi anni si è verificata sempre più spesso la necessità di analizzare i conti delle squadre di calcio, italiane ed estere. In questo caso specifico, mi è stato chiesto di effettuare una valutazione finanziaria riguardante l'OPA (Offerta Pubblica di Acquisto) sulle residuali azioni dell'AS Roma SpA.
Studiando la documentazione, diverse centinaia di pagine in italiano ed inglese, ho avuto l'opportunità di imbattermi in quella che è poi diventata una...notizia.
Preciso che l'accordo (del 27 aprile 2011) è tuttora in vigore, come confermato dalla società. E dirò di più:  attraverso simulazioni ed analisi comparative sui dati a disposizione, ho avuto modo di verificare molto altro. Di alcune questioni sarebbe possibile anche darne nota in questi giorni, per altre ritengo sia opportuno attendere la fine del periodo di OPA (3 novembre 2011).

 
Nel calcio la prassi è quella di Di Benedetto o quella di Lotito? I presidenti solitamente sono regolarmente stipendiati o no?
La retribuzione riconosciuta è assolutamente legale, intendiamoci.  Guardando però alle esperienze dei top team italiani, i presidenti-azionisti di controllo (per propria quota o in sindacato) come Di Benedetto, ossia Moratti (Inter), Lotito (Lazio) e Berlusconi (Milan), non percepiscono emolumenti dalla società di calcio. E solo l'ultimo può considerarsi non operativo.
C'è poi il presidente della Juventus Andrea Agnelli, che però possiede in proprio solo lo 0,004% delle azioni, ed ha  ricevuto nel 2010/2011 emolumenti per la carica pari a € 460 mila. Infine il neo chairman della Roma con circa € 1,1 milioni.
La Roma e la Juve sono accomunate anche da una simile struttura nel top management: ben due Amministratori Delegati la Juve, un AD ed un Direttore Generale la Roma. In organizzazioni così fortemente strutturate nella testa, in genere il Presidente è perlopiù una figura di garanzia e non operativa. Effettuando poi un paragone con la squadra attualmente di riferimento mondiale, si deve sottolineare come tutta la "Junta Directiva" del Barcellona compreso il Presidente Rosell non percepisca un euro dai Blaugrana.

 
Qual è allora la differenza del modello gestionale Sensi/Di Benedetto visto che il neopresidente sostiene che la Roma stia pagando i peccati del passato?
Va rispettato il periodo di OPA, per il momento si può comunque notare come il recente saldo negativo del calciomercato estivo (oltre € 30 milioni) imponga un importante irrobustimento della struttura dei ricavi. L'opera di ringiovanimento del parco calciatori ed il conseguente decremento prospettico del monte ingaggi, senza perdere competitività, è un primo tassello al posto giusto. Ma come detto prima, sul tema sarà molto interessante ritornare tra qualche giorno.
 
Quali possono essere le soluzioni per riportare i bilanci quantomeno in pareggio mantenendo la competitività nei confronti di altre realtà calcistiche internazionali?
Possiamo evidenziarne una, che è poi probabilmente la questione nodale del calcio italiano: il raggiungimento di un equilibrio quasi paritetico tra le tre principali fonti di business del pallone, ossia i ricavi da diritti televisivi, quelli dalla vendita dei biglietti di accesso agli stadi e lo sponsorship/merchandising, aumentando l'entità delle ultime due voci.
Se la prima squadra europea per ricavi complessivi, il Real Madrid come conferma anche l'ultimo rapporto Deloitte Football Money League, distribuisce la torta in tre parti quasi equivalenti, la media italiana è generalmente dipendente per la metà dagli incassi dalle tv. 
Negli ultimi anni poi si registra l'ingresso della "quarta gamba": lo sfruttamento degli incassi dai new media,  con internet e social networking su tutti.