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Il pronostico era quello. Pendeva tutto dalla parte della squadra di Guardiola, questo è vero, ma che poi il City potesse passare a Londra con tanta faciltà non era scontato. Invece così è stato. Certo, per merito suo e di quel fantastico De Bruyne che s'è ritrovato anche stavolta, ma anche - o soprattutto - per demerito di un Arsenal che continua a tradire la sua storia e le sue speranze. Una squadra debole, fragile, rovinosa in difesa e incapace là davanti di far male. Tre gol tutti nel primo tempo (doppietta di De Brune e poi Sterling) e partite che se fosse finita lì sarebbe stato pure meglio. Insomma, almeno sul piano del ritmo e della combattività, ci si aspettava assai di più da questa partita che metteva di fronte le due grandi deluse della Premier. Sì, d'accordo, il City in Champions e l'Arsenal in Europa League stanno facendo strada (per club e squadre come loro sarebbe stato uno scandalo il contrario), ma è il campionato che offende le loro speranze e aspirazioni: terzo, infatti, il City, ma troppo staccato dalla banda-Klopp e addirittura a metà gruppo i Gunners, che pure erano partiti per fare grandi cose.

S'annusa nell'aria, dunque, l'importanza di quest’appuntamento, ma, volendo, lo si legge anche nella formazione di Guardiola. Il quale, scottatissimo dalla sconfitta in casa nel derby contro lo United, si dà una regolata: fuori Bernardo Silva celebratissimo e costosissimo attaccante e dentro, al posto del portoghese, il diciannovenne Phil Foden, di mestiere centrocampista centrale, ma capace di cavarsela bene pure a destra. Un tridente un po' tarocco, insomma, quello che Guardiola mette in campo, con il ragazzo, già destinato ad una brillantissima carriera, a rafforzare il centrocampo quando la palla è agli avversari. Insomma, City un filo più prudente. Un lusso che l'Arsenal, invece, manco si può permettere visto che gioca in casa e che ha bisogno d'essere sfrontato, puntando ancora molto su Ozil, fine suggeritore - ma non stavolta - al centro dei tre che stanno appena dietro Aubameyang. E, infatti, comincia subito forte, la squadra di casa. Manco un minuto ed Ederson deve già sventare in angolo un sinistro maligno di Martinelli che va via a Walker con disinvoltura. Sì, si frega subito le mani il pubblico di casa. Ma l'illusione dura veramente poco. Un minuto, non di più. Il tempo che serve al City per una ripartenza di Fernandinho palla al piede, d'un suggerimento a Gabriel Jesus e di un assist del centravanti per De Bruyne che fa gol.
Due minuti e la partita cambia. Quindici, invece ne servono perché il match  si consegni al Manchester. Un quarto d'ora, infatti, e Jesus consegna a Sterling, tutto solo a due metri dalla riga, il più semplice dei palloni da depositare in porta. Incredibile. Due tiri, due gol per il City. Ma anche troppo molle là dietro la squadra di Ljungberg, anche se in verità questo si sapeva. Cosicché è solo la conferma dei guai dai quali i Gunners non riescono a tirarsi fuori. E non è finita. Pereché il De Bruyne-show è appena cominciato. E' lui il padrone del prato. Soprattutto, è lui il padrone di uno dei destri migliori attualmente in circolazione nell'Europa del pallone. De Bruyne, dunque. E' ancora lui (40') a liberarsi comodamente della marcatura al limite dell’area a fregare un’altra volta Ederson. Tre tiri e tre gol, per il City, mentre l'Arsenal può vantarsi soltanto per quell’occasione in avvio di gara. Ma tant'è: i giovanotti di Guardiola mettono a reddito tutto quel che fanno; l'Arsenal, invece, non riesce a giocare mai di squadra: è debole e slegata. Un disastro, insomma. Segno che forse non era Emery, di fresco esonerato, il padre di tutti mali. Probabilmente ha ragione chi pensa che quest’Arsenal sia stato costruito male e ora sconti i suoi peccati. Volendo fare un irriverente paragone, si potrebbe dire che l'Arsenal è il Napoli della Premier. E, se possibile, anche peggio.

Partita segnata già a metà percorso, dunque. Logico, quindi, che nel secondo tempo il ritmo s'abbassi e che quasi sempre tutto si risolva in lunghi palleggi senza serie conseguenze. I due coach provano anche a ravvivarla un po': il Duemila Rowe, altro gioiellino di casa al posto del deludente Ozil e prima ancora Saka per l'infortunato Kolasinac da parte e, dall'altra, Bernardo Silva per Foden e Mahrez per Goundogan, ma le cose non cambiano di molto. Anzi, non cambiano per nulla se è vero come è vero che da tenere a mente resta solo un tiraccio di Torreira senza storia e senza mira, così come uno o due svogliati  tentativi del City con Gabriel Jesus e Sterling nel finale. Non bella, insomma, la partita. Ma utile per il City che, almeno, non perde altro terreno dal Liverpool sempre saldamente al primo posto della Premier.