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I fuochi d’artificio che hanno illuminato il cielo sopra le Mura di Bergamo al fischio del ko hanno raccontato, più di mille parole, della pazza stagione dell'Atalanta. Di una squadra che al suo esordio ha combattuto con le grandi in Champions League e, in contemporanea, ha battuto le più grandi in Serie A. Di una squadra che, insieme alla sua città, ha saputo rialzarsi dopo l’incubo Coronavirus. Di giocatori che si sono allenati tutti i giorni a casa, al ritmo delle sirene delle ambulanze e delle campane a morto. Di una ripartenza strepitosa, dedicata alla sua gente, di record su record inanellati. Dei 100 gol sfiorati in campionato, del terzo posto eguagliato, dei 78 punti in classifica, mai raggiunti nella storia del Club. 
 
BUONA NOTTE DEA - I tifosi salgono su moto e auto e, in una delle notti più afose, ben distanziati tra loro più per il caldo che per il Covid, danno vita a un concerto di clacson. L’Atalanta, anche nella sconfitta, ha vinto. Eppure quei 5 punti che la separano dalla Juve e dallo Scudetto, quei quattro sassolini che la allontanano dal titolo di ‘Vice Campione d’Italia’, quando l’euforia scompare, diventano macigni. Il secondo posto mancato è duro da digerire dopo 17 risultati utili consecutivi e 7 vittorie di fila al Gewiss Stadium. La stanchezza, che fino all’altroieri non aveva intaccato un’Atalanta guardata con sospetto per la sua infinita corsa, ha chiesto il conto sul più bello. Il ritmo è calato, Zapata è scomparso, Gosens si è annullato. E se solo Malinovskyi fosse entrato 15’ prima, tabellino e classifica avrebbero potuto raccontare un’altra Storia.
 
IL FANTASMA DI ILICIC - Ma il rimpianto sfuma nel rammarico al pensiero di aver perso il giocatore più importante della squadra nel momento più importante della stagione. Josip Ilicic, coccolato e chiacchierato dall’Italia alla Slovenia, è un fantasma che non fa più paura ai suoi nemici. Di lui resta solo una maglia senza volto, sventolata dai compagni a fine gara. L’Atalanta ha perso una spalla, un traino, un Professore, un realizzatore. Che, secondo posto a parte, avrebbe contribuito a centrare quei 100 gol stagionali, rimasti, senza di lui, a un amaro 98.
 
QUANTI PUNTI PERSI! - E dal rimpianto al rammarico, si passa anche per il rimorso: quello dei punti persi: troppi, nelle sfide dirette e nelle gare contro le piccole. Il pari all’andata con l’Inter, quel 3-0 con la Lazio che diventa 3-3 nella ripresa, quel rigore concesso alla Capolista dopo una prova da prima della classe. E poi ancora, la sconfitta in casa con la Cenerentola Spal, il pareggio con la Samp, le débâcle con Cagliari e Bologna. Perdendo 11 punti invece che 17, la Dea sarebbe stata Campione d’Italia.   
 
IN VISTA DEL PSG - E allora cosa rimane all’Atalanta di questa stagione senza lieto fine? Le goleade a Milan, Udinese, Torino, Brescia e Lecce, tanto per cominciare. I venti gol realizzati dalla panchina, le decine di gare rimontate nel secondo tempo, le parate strepitose di Pierluigi Gollini. E ancora, la crescita del Papu Gomez, la rivelazione e le bombe di Ruslan Malinovskyi, gli affondi micidiali di Luis Muriel. Rimane che per due settimane, e per la prima volta nella Storia, Bergamo ha sognato lo Scudetto, insieme alla Coppa dalle grandi orecchie. “Questa gara contro l’Inter ci è servita in ottica Psg”, ha svelato mister Gian Piero Gasperini. Già, la Coppa è ancora lì, ma ieri sera la Dea ha capito che se finisce sotto con le grandi non è poi così facile il ribaltone, che se non si concretizza si viene eliminati. Niente calcoli e niente alibi, l’Atalanta non ha perso perché si è risparmiata per Lisbona, ma perché ha finito le pile e ha cominciato a chiedere, come i poveri umani, il cooling break. Ora ha 10 giorni esatti per ricaricare le batterie, mentre mister Gasp farà le sue riflessioni. Perché se per una, e una volta soltanto, nella gara secca che decide le semifinali più belle, gettasse nella mischia i più freschi Muriel e Malinovskyi dal 1’, quest’Atalanta bellissima ma allo stremo, avrebbe forse una chance in più per sognare.