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Forse una partita assai bella e vivace e aperta fra due squadre promettenti, una delle due superiore al’altra che però non è stata mortificata. Forse una partita ricca sì ma di errori, rinvolture, trascuratezze, compiacimenti eccessivi, con sei gol dei quali la metà evitabili da normali complessi catenacciari il giusto. In Torino-Atalanta 2 a 4 il diaframma fra le due situazioni, le due valutazioni è sottilissimo. Partita insomma esposta ai venti di interpretazioni anche contrastanti fra di esse: possibile e magari doveroso esaltarsi per i bergamaschi che esordivano nel campionato, possibile deprimersi per i torinisti alla loro seconda sconfitta su due partite e paradossalmente alle prese con il solito panico difensivo proprio il giorno in cui hanno trovato in Vojvoda, uno dei pochi ma celebratissimi acquisti, un terzino di molto movimento, e bravino a chiudere come ad aprire.

L’Atalanta comunque è un’altra cosa, questo è sicuro, indipendente dalla sottigliezza del diaframma di cui sopra e dal punteggio che è parso quasi lieve ai pochi tifosi granata presenti, una selezione di quelli che l’ultima volta degli orobici a Torino si sono sorbiti sette gol a zero e hanno assistito all’inizio della fine di Mazzarri allenatore. Se ci si priva della facile, comoda facoltà di esaltare il generalissimo Gomez, col rischio di attribuire al fuoriclasse argentino sin troppi meriti, si deve constatare che tutti gli altri soldati di Gasperini sembrano confezionati in serie però a livello superartigianale, ognuno simile all’altro e ognuno col suo qualcosa di speciale. Giocano corrono calciano insomma di divertono tutti nello stesso modo. E praticano tutti la stessa rudezza, canonica nel calcio di vetrina e magari anche di vertice, che si chiama aggressività professionale.

L’Atalanta eguale a se stessa del trionfale 2019-2020 è appunto un’altra cosa dal Torino anch’esso eguale a se stesso, nel senso che trattasi uomo più uomo meno della stessa squadra che ha rischiato la Serie B. Il Torino ha l’appiglio della traversa colta da Zaza – liberato, lanciato da una rimessa laterale! - dopo poco più di cinque minuti, e magari se veniva fuori il gol veniva fuori finalmente anche Zaza. Il Torino ha avuto comunque una bella spinta dal gol di Belotti al 10’ su passaggio di Rincon, Belotti che sino a quel momento mai aveva segnato all’Atalanta e che dunque ha celebrato se stesso e l’1 a 0 anche con pigmento statistico. Ma immediatamente Gomez ha pareggiato facile con un comodissimo scolastico tiro da fuori (palo interno, a suo favore i centimetri che invece avevano penalizzato Zaza, e Sirigu non è stato miracoloso come di solito). Allora l’Atalanta ha cominciato a fare l’Atalanta, creando gioco ed occasioni, con errori quasi signorili, come se non volesse approfittare dei buchi difensivi del Toro, e nell’insieme perdonando assai più di quanto venisse perdonata. Gomez ha mandato in gol con palloni al bacio prima Muriel poi Hateboer fra gli inchini dei granata, 3 a 1, fatto nel senso di ripristinata una graduatoria. A fine primo tempo Vojvoda ha mandato in gol Belotti, 3 a 2 ma non il senso di un possibile ribaltamento. 

Intervallo con un solo cambio (Palomino per Caldara), subito errore semicomico di testa di Hateboer e dopo 8’ 4 a 2:  palla a De Roon da un Muriel travestito da Gomez per effettuare il passaggio scientifico, irridente,devastante… The end.
Dopo il su e giù di punteggio la solita giostra di cambi, a  complicare ancora di più l’interpretazione, la classificazione della partita. Anche Gomez è uscito, alla fine in tanti si sono abbracciati e complimentati per la tutto sommato bella giornata di sport. E in tanti hanno stretto la mano a Irati arbitro ottimo, e un paio di nerazzurri hanno persino chiesto scusa a Belotti per le solite angherie fisiche, e lui  bergamasco  ha nobilmente fatto capire che non c’era di che.

Adesso possono cominciare gli entusiasmi sani atalantini, con una partita in meno (Lazio a Roma ) e però al prossimo turno il quasi comodo Cagliari in casa, se è casa lo stadio vuoto. E possono cominciare gli allarmi febbrili per il Torino, che deve andare a Marassi contro il Genoa e che deve studiare il mercato ancora aperto, per un regista sì ma anche per un difensore del tipo roccia arcigna. A meno che Giampaolo sia certo che il balbettio sia colpa del virus che ha ridotto assai gli allenamenti: ne ha facoltà.





TORINO-ATALANTA 2-4, IL TABELLINO

Marcatori: 11’ p.t. Belotti (T), 13’ p.t. Gomez (A), 21’ p.t. Muriel (A), 42’ p.t. Hateboer (A), 43’ p.t. Belotti (T), 9’ s.t. De Roon (A)

Assist: 11’ p.t. Rincon (T), 13’ p.t. Zapata (A), 21’ p.t. Gomez (T), 42’ p.t. Gomez (A), 43 p.t. Vojvoda (T), 9’ s.t. Muriel (A)

Torino (4-3-1-2): Sirigu; Vojvoda, Bremer, Nkoulou, Murru; Meité, Rincon (35’ s.t. Segre), Linetty (18’ s.t. Lukic): Berenguer (18’ s.t. Verdi); Zaza (30’ s.t. Millico), Belotti. All. Giampaolo.

Atalanta (3-4-1-2): Sportiello; Toloi, Caldara (1’ s.t. Palomino), Sutalo; Hateboer, De Roon, Freuler, Gosens (39’ s.t. Mojica); Gomez (39’ s.t Pasalic); Muriel (18’ s.t Malinovskyi), Zapata (39’ s.t. Lammers). All. Gasperini. 

Arbitro: Irrati di Pistoia

Ammoniti: 30’ p.t. Caldara (A), 39’ p.t. Zaza (T), 42’ s.t. Freuler (A)