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Anch’io tra i molti sono convinto che l’Atalanta andrà a fare risultato pieno a Torino e si porterà a meno sei dalla Juventus, dando vita ad un finale di campionato memorabile. Tuttavia non sarei onesto intellettualmente se dicessi che la squadra di Gasperini mi ha impressionato nelle sue ultime tre partite. E’ vero che, come sempre da quando si è ricominciato a giocare, ha vinto ancora, ma né con il Napoli e, meno che mai, con Cagliari e Sampdoria, è stata convincente nelle prestazioni e nella brillantezza.

Forse la ragione sta nella necessità, anche per Gasperini, di fare turnover. Forse, come sostiene una parte avvertita della critica, l’Atalanta ha imparato a vincere anche in un altro modo. Fatto sta che da qualche gara in qua non vedo il collettivo che schianta gli avversari sul ritmo, con l’intensità e con la velocità. Ma la Juve che ha perso a Milano è preoccupante. Giusto, come fa Sarri, sottolineare che non si è trattato di un calo fisico, ma di un annebbiamento psicologico. Legittimo pensare di essere davanti ad una parentesi e non di una costante.

Eppure, a ripensare la partita precedente, con il Torino, qualcosa di simile si era già verificato. La Juve, in doppio vantaggio e in agevole controllo, si era vista assegnare contro un calcio di rigore (mano di de Ligt) e, prima e dopo l’intervallo, era stata colta dal panico. I granata, aggredendola e sballottandola, si erano avvicinati al pareggio all’inizio della ripresa (gol annullato a Verdi), dimostrando un’inconcepibile fragilità della difesa e della fase difensiva bianconera. Poi, grazie alla punizione di Ronaldo, la Juve aveva rialzato la testa e vinto facilmente.

Dunque, se non si tratta di una costante, è chiaro che comunque il malessere esiste e non è facilmente correggibile. Sarri, nell’ultima conferenza stampa, ha invocato maggior ordine nei momenti critici. E’ sicuro che servirebbe comunque, ma se undici giocatori sono contagiati dalla paura di non essere più quelli dei minuti precedenti, trovare la terapia è un esercizio che compete più ad un motivatore che ad uno stratega. E Sarri è uno stratega.

Prima di questa, c’era una Juventus che non sbagliava mai due partite consecutive. Può darsi che esista ancora, come può essere che con Allegri abbia dato le ultime stille di energie nervose. Il serbatoio dell’orgoglio, però, quello dovrebbe essere ancora colmo e fornire benzina ad una macchina che è sembrata restare a secco all’improvviso. Sarri ha ragione a ripetere che a San Siro, per cinquanta e passa minuti, la Juve ha espresso un grande calcio. Il punto è che per dare il meglio questa squadra non deve incorrere in qualche inconveniente: il gol dell’avversario, un errore dei propri giocatori, la reazione dell’avversario. Tutte situazioni che fanno parte del calcio.

L’Atalanta, da questo punto di vista, è il peggiore degli antagonisti. Arriva circonfusa dall’aurea meritata di migliore squadra del campionato, capace con il gioco di rimontare chiunque e di raggiungere qualsiasi risultato (scudetto compreso), è sospinta da sette vittorie consecutive, ha la serena consapevolezza di mettere paura alle grandi. Segnerà, quasi sicuramente, anche allo Stadium, ma in difesa concede molto. Una Juve equilibrata non può non pensare di giocare almeno alla pari. Ma una Juve razionale deve ricordarsi di metterci il massimo della tecnica per uscire dai reticolati che l’Atalanta alzerà con il suo pressing ultra offensivo e che, alla tecnica, bisognerà abbinare la corsa in avanti. Gli ìndici specifici dicono che, nel periodo post-Covid, Juventus e Atalanta sono quelle che stanno meglio dal punto di vista fisico-atletico. Ma i nerazzuri hanno un’arma che nessuno può pareggiare: sono senza pressioni, sono liberi di testa e vogliono solo continuare a divertirsi. Il tiro al bersaglio può continuare.