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Il grande gioco. No, non è quello della Spagna di Luis Enrique. E nemmeno quello del Brasile di Tite. Il 'Grande Gioco' lo fa Francesco Montanari, protagonista della nuova serie tv in onda su Sky e visibile anche on demand e in streaming su Now. Ex Libanese in Romanzo Criminale, l'attore veste i panni di un procuratore caduto in disgrazia per un presunto legame con il mondo delle scommesse clandestine. Nella vita reale, però, non gli parlate di calcio: "Con questa serie ho avuto l'occasione per documentarmi un po' su questo mondo del quale sapevo poco" racconta nella nostra intervista.

E com'è andata?
"Per capire il contesto ho vissuto l'effettivo calciomercato all'hotel Sheraton di Milano. E' un bazar affascinante nel quale in 30 decimi di secondo si decide il futuro di più personaggi. Non ultima, la figura del procuratore. Per fare questa serie ho conosciuto alcuni giornalisti che mi hanno dato ripetizioni sull'argomento".

Che effetto ti ha fatto vivere il vero calciomercato?
"Mi è sembrato un meccanismo simile a quello della Borsa nel mondo economico, con questi businessman che si aggirano per i corridoi ostentando il benessere. Credo che un procuratore inevitabilmente debba mostrarsi avvenente e rientrare un po' nell'emisfero del lusso per attirare i calciatori verso di lui".

Il fatto di non essere appassionato di calcio ti ha aiutato o è stato più difficile?
"Come in tutte le cose, penso che quando sei distaccato riesce a vedere tutti gli aspetti con un occhio più obiettivo. Se fossi stato un diretto interessato sarebbe stato più complesso. Il lato negativo è che spesso abbiamo dovuto fare riferimenti ad allenatori e situazioni legate al calcio che, non sapendo, mi sono dovuto imparare a memoria".



Per fare questa serie hai studiato qualche procuratore di riferimento?
"No, perché raccontiamo una storia inventata e non quella di un agente vero; in quel caso sarebbe stato un lavoro diverso. In generale sono quel tipo di attore che sposa il copione, quando mi danno la sceneggiatura diventa la mia bibbia".

Così come il calciatore, anche l'attore ha il suo agente.
"Infatti è un discorso che sento vicino, perché so che tra le parti deve instaurarsi un rapporto di fiducia profonda".

Dopo questa serie ti è venuta voglia di avvicinarti al calcio?
"Vivo a Roma, qui il calcio fa parte della quotidianità e sento continuamente parlare della rivalità tra i giallorossi e la Lazio. Diciamo che mi è venuta voglia di vedere le partite con chi alla passione aggiunge anche competenza".
Qual è stata la scena più divertente da girare?
"Tutte quelle dentro San Siro, per vedere l'entusiasmo dei miei colleghi nell'entrare in quello considerato un tempio del calcio. Abbiamo girato una settimana lì dentro, sempre di notte; è stato molto affascinante".



E quella che avete rifatto più volte?
"Una serialità ha tempi molto veloci, non si ha la possibilità di fare tanti ciak. Questa serie da otto puntate è costata 16/18 milioni di euro, dovevamo fare un determinato numero di scene al giorno".

Chi è stato il collegato che ti ha fatto il complimento migliore?
"Giancarlo Giannini, quando mi ha detto 'Sei bravo'".

E quello che non ti aspettavi?
"Sempre quello di Giannini".

Perché consiglieresti la serie anche a chi non segue il calcio?
"Come in tutte le storie, il contesto calcistico è solo un pretesto per raccontare umanità e uno scontro tra titani. E' una serie nella quale ci sono gelosie, passioni... e il calciomercato sullo sfondo è perfetto perché anche lì è tutto frenetico. Vi dico solo che anche mia madre che non segue il calcio si è appassionata alla serie, e se l'ha fatto lei...".

@francGuerrieri