321
I numeri parlano chiaro: Paulo Dybala nelle prime sei partite di campionato ha già segnato tre gol, tutti su azione, ha colpito due pali, ha fornito due assist e soprattutto, pensando ai tanti dubbi sulla sua tenuta fisica che lo circondavano, è sempre partito titolare. Il tempo, come sempre, dirà se l’argentino sarà in grado di resistere ad alti livelli fino al termine di questa intensa stagione, in cui farà volentieri gli straordinari con la maglia dell’Argentina nel primo mondiale autunnale. Intanto, però, sono bastate poche settimane a Dybala per diventare il capocannoniere della squadra, ricambiando la fiducia dei tifosi della Roma, che lo avevano accolto con incredibile entusiasmo. Decisivo nell’ultima vittoria a Empoli, atteso per il bis stasera in Europa League contro l’Hjk Helsinki e soprattutto per il tris nella sfida di domenica contro la capolista Atalanta, Dybala non ha avuto nemmeno bisogno del cosiddetto periodo di ambientamento in una squadra nuova, così diversa per mentalità e tradizione dalla Juventus. E infatti Mourinho, che lo considera al di sopra di qualsiasi turnover, lo ha già promosso leader del reparto avanzato, concedendogli la libertà di muoversi come vuole alle spalle, o al fianco, di Abraham e/o Belotti.

Non è certamente il caso di scoprire adesso Dybala, che è arrivato in Italia nell’estate di dieci anni fa per giocare nel Palermo, e il 15 novembre compirà 29 anni. E’ il caso, però, di chiedersi se non sarebbe servito ancora alla Juventus, o in alternativa all’Inter che lo aveva corteggiato, o al Milan che ci aveva fatto un pensierino. Le discussioni sulla sua partenza da Torino non sono mai finite, ma alla luce delle gravi difficoltà della squadra di Allegri sono aumentate perché nella Juventus manca un uomo con la sua fantasia, in grado di regalare più palloni giocabili a Vlahovic e all’ultimo arrivato Milik. Se i bianconeri non usciranno in fretta dal tunnel della crisi e soprattutto se nel frattempo Dybala continuerà a segnare nella Roma, i rimpianti dei tifosi aumenteranno sempre di più. Paradossalmente, però, visto che la decisione della Juventus era presa da tempo, rischiano di essere maggiori i rimpianti dell’Inter e del Milan. Perché l’Inter non avrebbe speso nulla per il cartellino del giocatore, in scadenza di contratto, e l’ingaggio di sette milioni non era una follia pensando che la stessa cifra era stata garantita in passato a Sanchez. Ma al di là del lato economico, bisogna riflettere sull’importanza di quello tecnico perché nell’Inter manca la qualità tra centrocampo e attacco e in una squadra che punta molto sulla spinta di Barella e sulla potenza della coppia Lukaku-Lautaro, la fantasia di Dybala avrebbe garantito un’importante alternativa tattica. Proprio per questo Marotta si era già accordato con l’argentino e soltanto il “no” della proprietà cinese ha bloccato un’operazione che sembrava conclusa.
Mentre l’Inter era uscita allo scoperto, il Milan aveva seguito con silenzioso distacco la situazione, puntando su De Katelaere che però è costato 35 milioni, escluso l’ingaggio. A livello economico non c’è paragone tra l’operazione Dybala e quella che ha portato a Milanello il talento belga. Ma soprattutto, a livello tecnico, l’argentino sarebbe stata una certezza per la sua maturità e la sua conoscenza del campionato italiano. De Ketelaere, invece, ha bisogno di tempo per inserirsi, come si è visto in questo inizio di stagione e non a caso anche ieri sera contro la Dinamo Zagabria è partito in panchina, lasciando il ruolo di trequartista alla sua teorica riserva, Diaz. E così, tra rimpianti più o meno repressi, da Torino a Milano, c’è soltanto una certezza: Dybala è il nuovo re di Roma. E beato chi ce l’ha.