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Antonio Caliendo, uno dei più importanti procuratori nel panorama italiano ed internazionale a cavallo tra gli anni Ottanta e Duemila e anche patron del Modena tra il 2013 e il 2017, è nei guai. La Guardia di Finanza di Modena ha infatti portato a termine un'operazione di sequestro di immobili a Montecarlo (dove l'ex agente risiede) per un valore totale di 7 milioni di euro. Le accuse mosse nei suoi confronti dalla Procura di Modena vanno dall'evasione fiscale all'autoriclaggio.

Caliendo avrebbe dichiarato un reddito di appena 5.000 euro quando invece percepiva 13 milioni di euro; gli addebiti vanno dalla mancata dichiarazione dei redditi, compresa l’omessa dichiarazione dell’Iva, con un’evasione stimata a 1,8 milioni di euro. "Pur residente nel Principato di Monaco, svolgeva la sua attività professionale con prestazioni soggette a tassazione in Italia, a favore di società sportive nazionali", si legge nella nota diffusa oggi dalla Procura di Modena. Un trasferimento di residenza all’estero che sarebbe dunque fittizio, visto che l’ex patron gialloblu lavorava in Italia.

Inoltre dall’inchiesta emerge come Caliendo avesse costituito un’articolata struttura societaria creata allo scopo di compiere reati fiscali, finalizzata alla schermatura dei proventi percepiti, con sedi nel Principato di Monaco e in Lussemburgo. Nasce da qui l'ipotesi di reato di autoriciclaggio: un ammontare complessivo di 5 milioni di euro distratti per l’acquisto e il finanziamento del Modena Calcio. "Parleranno i miei avvocati, non ho nulla da commentare" ha detto l’ex procuratore, contattato telefonicamente dal Corriere della Sera.