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  • L’impresa di Maldini e un progetto vincente: cosa c’è dietro alla rinascita del Milan

    L’impresa di Maldini e un progetto vincente: cosa c’è dietro alla rinascita del Milan

    • Cristiano Ruiu
      Cristiano Ruiu
    Adesso iniziamo a fare sul serio”: nel commento dell’immediato post partita di Paolo Maldini ci sono tutti i segreti del percorso straordinario di questo Milan che ha concluso ieri sera un incubo lungo 9 anni. Tanti ne sono trascorsi dall’ultima apparizione rossonera nella fase a eliminazione diretta della Champions League, quella che storicamente è sempre stata la casa del Milan. Paolo Maldini, che di Champions ne ha vinte 4 da giocatore, è stato ed è la vera anima di questo rinascimento rossonero.

    L’IMPRESA DI MALDINI - La sua ambizione di riportare il Milan ai vertici del calcio nazionale e internazionale sembrava qualcosa di poco realistico e il suo progetto poteva apparire fallimentare, tanto quanto quelli degli anni precedenti. E invece, dopo quel famoso Atalanta-Milan 5 a 0, Maldini è riuscito a convincere tutti, dai giocatori ai dipendenti del club rossonero, che il Milan sarebbe potuto, anzi dovuto, tornare a un livello degno del suo blasone. A distanza di 3 anni esatti, Maldini è riuscito davvero nell’impresa di riportare il Milan nelle prime 16 squadre d’Europa e adesso non si vuole accontentare e non vuole porre limiti alla sua squadra. Il suo messaggio dopo la vittoria contro il Salisburgo è chiaro: la qualificazione agli ottavi non è un punto di arrivo ma un punto di partenza. Questo è il leitmotiv della gestione Maldini degli ultimi 3 anni.

    LA SVOLTA - Non si è accontentato della striscia di 10 risultati utili post Covid, non si è accontentato del secondo posto in campionato e del ritorno in Champions League, non si è accontentato dello scudetto e adesso non si accontenta di aver superato il girone di Champions League. La cosa incredibile è come l’inesauribile ambizione di Maldini abbia contagiato e continui a contagiare tutti. Con questo spirito, lontano anni luce da quello visto pochi giorni fa a Torino, il Milan ha travolto il Salisburgo e adesso non vuole affrontare gli ottavi di finale come vittima sacrificale. Anche se si troverà di fronte una delle big assolute del calcio europeo. La serata da dentro-fuori europeo gode della magia di S. Siro e fotografa il percorso del girone del Milan. Inizio stentato due soli gol segnati da Saelemaekers contro Salisburgo e Dinamo Zagabria, le stesse due squadre regolate da un poker ciascuna nelle ultime due gare del gruppo. La beffarda sconfitta casalinga contro il Chelsea ha prodotto nella squadra la reazione giusta e la voglia di andarsi a prendere di forza la qualificazione al turno successivo.

    RITMO CHAMPIONS - Lo stesso andamento a due velocità si è riscontrato nella partita contro gli austriaci che nel primo tempo hanno ribattuto colpo su colpo agli uomini di Pioli. Il Milan lo ha chiuso davanti, grazie al gol di Giroud che ha sfatato il tabù dei calci d’angolo rossoneri poco produttivi. I primi 45 minuti hanno avuto il classico ritmo da Champions con ribaltamenti di fronte continui e due squadre che non si risparmiavano nulla, entrambe pronte a fare o prendere gol a ogni azione. Per andare avanti in Champions bisogna accettare di giocare in questo modo e il Milan ha dimostrato di avere ancora questa attitudine nel suo DNA. È così che poi è arrivato un secondo tempo tutto in discesa dopo il gol di Krunic, in un’azione da pallavolo con “alzata” del solito Giroud. Lo stesso francese ha messo il terzo sigillo sfruttando il travolgente slalom speciale di Leao e poi ha dato il la al quarto gol di Messias, diventando in assoluto il migliore in campo della serata europea. Una serata che cancella l’incredibile black out di Torino restituendo alla coppia Theo-Leao il ruolo dei due gioielli più preziosi della rosa di Pioli. Probabilmente, a giudicare dal Milan visto contro il Salisburgo, viene da pensare che a Torino i rossoneri siano arrivati con il fisico, ma che con la testa non siano mai scesi in campo. Perché pensavano già alla Champions. Un altro tratto distintivo di quella filosofia storica del Milan che Maldini conosce molto bene. 

    PRIORITÀ - Non a caso, aspettando il sorteggio di lunedì prossimo, il direttore sportivo rossonero ha detto che per il Milan è importante fare bene in Italia, ma lo è molto di più tornare a primeggiare in Europa. Proprio per dare stabilità totale al progetto e non trascurare nessun dettaglio in vista di questa sfida decisiva, Maldini aveva deciso di annunciare il rinnovo contrattuale di Stefano Pioli proprio alla vigilia della gara. Meritatissimo da parte del tecnico che, a dispetto di quando ci si aspettava, è stato il migliore nel’interpretare quella filosofia europea che Maldini ha provato ed è riuscito a inculcare in una squadra senza campioni, ma con un grande spirito di gruppo e cultura del lavoro. Che adesso non si pone limiti, nemmeno in Champions League.

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