Appartengo alla ristretta minoranza neutrale (i tifosi nerazzurri non possono contare), convinta che l'Inter farà risultato in casa della Juve. In una trasmissione televisiva, mercoledì sera, ho detto addirittura che vincerà. Ne sono ancora convinto, anche se pure un pareggio allo Stadium consentirebbe al Napoli, battendo il Frosinone al San Paolo, di tornare a meno 6 e di riaprire un campionato che tutti (a parte i tifosi azzurri) ritengono già asssegnato. A nulla serve che io proponga esempi del recente passato, destinati a spiegare che gli episodi di rimonta sono frequenti e addirittura più clamorosi di quelli che potrebbero riguardare Napoli e Inter. 

Prendiamo due casi relativi alla Juve. In uno subisce da rimontata (stagione 1999/2000), nell’altro agisce da rimontante (2015/2016). La prima era, guardacaso, la Juve di Carlo Ancelotti che a otto giornate dalla fine aveva nove punti di vantaggio sulla Lazio di Eriksson (59-50). Eppure il 14 maggio del 2000 la Juve perde a Perugia (gol di Calori) e la Lazio travolge la Reggina all’Olimpico. I biancocelesti vanno a più 1 e vincono il titolo. 

Quattro campionati fa, la Juve di Allegri era partita malissimo (sconfitta in casa con l’Udinese, sconfitta all’Olimpico con la Roma) e, dopo dieci partite, aveva solo 12 punti, a meno 11 dalla vetta. Dall’undicesimo turno al venticinquesimo i bianconeri raccolsero quindici vittorie consecutive e andarono a conquistare lo scudetto con 91 punti. Questo non significa che quanto accaduto riaccadrà, ma che nel calcio non si può mai essere categorici, nemmeno quando i numeri sembrano definitivi. 

Lo scontro diretto rifugge il pronostico scontato. Che la Juve sia oggettivamente più forte dell’Inter significa poco. Basta un approccio alla partita non felice, un episodio imprevisto (gol, espulsione, infortunio), una decisione arbitrale sfavorevole per sovvertire il quadro strategico di un confronto. La Juve, tanto per cominciare, non ha tutti gli effettivi a disposizione. Alex Sandro e Khedira sono  fuori, Emre Can ha ripreso da pochissimo, Bentancur - comunque stanco dopo undici gare consecutive - soffre di mal di schiena.

Io non credo a due cose. La prima. Che in caso di forfait del giovane uruguaiano sia Emre Can a prenderne il posto, considerato che il turco-tedesco non può avere una condizione accettabile. La seconda. Che Allegri proponga il 4-2-3-1 anche se questo gli consentirebbe di schierarsi a specchio e di far emergere le qualità individuali dei suoi giocatori. Se non gioca Bentancur, lo sostituirà Cuadrado, ma come mezz’ala destra (già visto a Firenze), con Pjanic in mezzo e Matuidi a sinistra. Dietro, in assenza dell’infortunato Alex Sandro, per me l’allenatore confermerà De Sciglio, con Bonucci e Chiellini centrali, Cancelo a sinistra. In attacco Dybala, dietro Ronaldo e Madzukic, con la possibilità di svariare su tutto il fronte d’attacco. 
Spalletti dovrà fare delle fasce il suo terreno di conquista. Se insiste con Perisic a sinistra ci sarà un motivo. Magari, contro De Sciglio, il croato tornerà ad esaltarsi come l’anno scorso e a mettere cross propizi, e di varia natura, per Icardi. Scegliere la soluzione aerea non è di per sè sbagliato, ma più che l’altezza conterà il tempo della giocata e quello del colpo di testa. Dall’altra parte Politano avrà un compito tattico. Sia perchè in grado, più di Perisic, di ricoprire tutta la fascia. Sia perché può rovesciare il fronte negli spazi lasciati da Cancelo, propenso a spingere. 

Ritengo che, in fase di non possesso, Joao Mario andrà a uomo su Pjanic per costringerlo a scaricare palla all’indietro. Ecco la ragione per cui, fossi Allegri, non mi priverei mai di Bonucci (esiste un’alternativa Benatia) in fase di costruzione. A centrocampo, Vecino e Brozovic contro Matuidi, Pjanic e Cuadrado. In pura teoria si potrebbe creare una superiorità numerica a favore della Juve. Ma non sarà così perché Politano scenderà spesso sotto la linea della palla e Cuadrado ha la tendenza ha sganciarsi e portar palla. 

Chi su Dybala? Una difesa a quattro che abbia già l’impegno di marcarne due (Ronaldo e Mandzukic) non può alzare un altro elemento per contrastare il trequartista. Più comprensibile che si abbassi Vecino tra i centrocampisti e si alzi Asamoah quando Dybala va a destra.
Spalletti potrebbe sorprendere schierando Keita al posto di Perisic (non credo) o di Politano. Sarebbe un rischio perché l’Inter perderebbe forse in compattezza ed equilibrio. Ma se vuole vincere, qualcosa, al di là dell’imponderabile, va fatto. 

Consiglio non richiesto e, dunque, difficilmente accolto: Allegri sarebbe sorpreso dal 3-5-2 avversario, con Lautaro accanto ad Icardi, tre centrocampisti (Vecino, Brozovic, Perisic), di cui uno deputato al controllo di Dybala, due esterni (D’Ambrosio e Asamoah) che coprono (soprattutto con le diagonali difesive) e ripartono, tre centrali fisici (Skriniar, De Vrij e Miranda). Idea controcorrente fino ad un certo punto perché, l’estate scorsa, l’aveva caldeggiata lo stesso Spalletti e perché l’Inter avrebbe superiorità numerica quasi ovunque. Alla fine restano Ronaldo e Icardi. Ma se la sfida fosse solo quella, sarebbe inutile discutere di calcio.