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Due degli spot più marcanti della coppa del Mondo di 2014 in Brasile, dicevano: “Il calcio torna a casa sua” e “Gli inglesi lo hanno inventato il Brasile lo ha fatto diventare Arte”. Impensabile pensare al Brasile senza calcio, e per chi lo ama come noi, 3 settimane di sospensione sembrano già 3 mesi… È quindi sempre un piacere poter parlare di calcio con chi lo conosce in tanti suoi aspetti, e ne fa un vero progetto di vita.
 
Rogerio Braun è avvocato specializzato in diritto sportivo e dopo l’esperienza in agenzie internazionali come Base Soccer e Football Capital ha deciso di fondare la BS Sports Management, con sede in Porto Allegre, la sua città di origine. Fra i suoi clienti Walace, il centrocampista brasiliano approdato la scorsa estate all’Udinese proveniente dall’Hannover.
 
Come sta Walace e il suo adattamento al calcio italiano?
"È un giocatore molto intelligente, disciplinato anche fuori dal campo. Dopo 2 anni in Germania parlava già un ottimo tedesco, quindi adattarsi ad una lingua e a un paese latino è stato anche più facile. Lui aveva molta voglia di fare un’esperienza in Italia".
 
Ma Solo l’Udinese lo ha trattato?
"No, Fiorentina e Sampdoria a più riprese ci hanno fatto offerte e richieste. Soprattutto la scorsa estate con l’arrivo di Pradè a Firenze abbiamo percepito che c’era molta volontà da parte sua di portarlo in Viola, ma con l’Udinese avevamo già trattative aperte sin da quando giocava nel Gremio e le abbiamo dato la precedenza". 
 
Però ha giocato poco fino a ora
"Si, ma non siamo preoccupati. So per esperienza che nel campionato italiano gli inserimenti sono sempre graduali, e comunque quando ha giocato ha sempre fatto buone prestazioni sia tecniche che tattiche. Manca poco secondo me per diventare un titolare fisso". 
 
Si dice che a molti giocatori brasiliani manchi l’intensità giusta per affrontare il campionato italiano.
"Si, posso essere d’accordo, ma qualità e intensità devono equilibrarsi in 90 minuti. Se sei intenso al 100% nel secondo tempo ti verrà a mancare la qualità, cosa per cui poi i giocatori brasiliani sono così richiesti. I giocatori devono sapersi dosare dentro una partita ma soprattutto riuscire a fare ciò che il suo allenatore chiede".
 
E a proposito di qualità e di Gremio: Everton ha le caratteristiche giuste per giocare in Italia?
"Si, è un top player, giocatore della nazionale, vede la porta come pochi"
 
E quindi il Milan fa bene a insistere per averlo.
"Sicuramente fino a quando Everton era rappresentato da Gilmar Veloz (lo stesso agente che ha portato Pato al Milan ndr) le trattative con la società rossonera devono esserci state. Io non sono il suo agente, ma confesso che sono molto amico di Marcio Cruz che lo rappresenta e so che ci sono stati interessamenti e offerte in Europa ma di Milan non ho più sentito parlare".
 
Troppo caro forse per il momento del Milan alle prese con il FFP.
"Sicuramente la valutazione è alta, per questo penso che si tratti di un giocatore che possa avere più possibilità di approdare in Inghilterra che non in Italia".
 
Ma il Gremio ha molti gioielli in vetrina:
"Si, Jean Pierre sicuramente ha molta classe, e so che l’Atalanta lo stava seguendo fino al momento dell’infortunio che si è mostrato ben più grave del previsto. Matheus Henrique ha molti estimatori in Europa, alcuni lo paragonano ad Arthur di cui sostanzialmente ha preso il posto nel Gremio. Per la porta c’è il portiere Brenno, un 99 con possibilità di passaporto italiano, che ha tutte le caratteristiche che piacciono ai preparatori di portieri in Italia. In questo momento è chiuso dai colleghi di reparto più grandi di lui, ma è una grande promessa".
 
Come intermediario so che ha cercato di fare un grande colpo in entrata per il Gremio, ce lo racconta?
"Si, nel 2014, quando era già tutto fatto per far arrivare Didier Drogba. Io presi un volo per incontrarlo a Parigi e fargli firmare il contratto e mi portai dietro la maglia n. 11 per la foto di rito. Poi però sfumò tutto all’ultimo momento e lui tornò al Chelsea".