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Lasciamo elaborare a vincitori e vinti il proprio trionfo o il proprio lutto e vediamo che cosa si troverà davanti il prossimo governo. Il prossimo governo non viaggerà col vento in poppa e non per colpa di quello che lo ha preceduto. Anzi. Draghi è riuscito a portare a casa circa 200 miliardi europei, ha impostato e portato a termine il piano di vaccinazione anticovid, ha innestato la riforma della giustizia, ha chiuso una serie di contratti con nuovi partner - soprattutto africani - per l'importazione di gas ed ha rappresentato più che degnamente l'Italia sul fronte internazionale: è stato di gran lunga un referente importante (il più importante che abbiamo avuto negli ultimi anni) per l'Europa e tutto l'Occidente. Ma non basta.

I venti di recessione economica, innestata prima dal COVID poi dalla guerra di Putin contro l'Ucraina, hanno creato un “combinato disposto” micidiale: necessità di recuperare un drammatico calo dei consumi e impennata dell' inflazione (in parte iniziata prima della guerra per la mancanza di approvvigionamenti soprattutto tecnologici), dovuta agli aumenti energetici di gas, petrolio e altre materie prime. Non parliamo poi della fibrillazione politica mondiale, a seguito dell'aggressione all'Ucraina. Secondo le stime della Commissione Europea, l'Italia ha visto svanire da 30 ai 35 miliardi di Euro di Pil a causa della guerra. Ciò comporta una riduzione della crescita prevista per il 2022 di quasi la metà: dal 4% si scende a circa il 2,5%. Sempre secondo la Commissione, l'anno prossimo è prevista una crescita del Pil italiano a circa l'1,9%, ma per arrivare a questo risultato è necessario fare arrivare a regime il PNRR (il piano di aiuti economici che l'Europa ha stanziato per l'Italia). Il PNRR vale, infatti, il 2,1 punti in percentuale di Pil, Vuol dire che senza quest'ultimo l'Italia sarebbe in recessione.
Diversamente da quel che sembra, “solo” 20 miliardi circa del PNRR sono arrivati, il resto l'Italia se lo deve guadagnare o meglio deve ottemperare alle condizioni pattuite per ottenerlo. Una serie di riforme (Draghi è riuscito a portare a termine quella della Giustizia di cui vanno scritti i regolamenti) tra cui la legge sulla Concorrenza, la riforma della Pubblica Amministrazione, la digitalizzazione e la transizione ecologica. Resta in piedi il fatto che non si possono operare sfondamenti del debito pubblico, sceso nel dal 155,3 del 2020 al 150,8 del 2021 e con un'ulteriore flessione al 146,8 prevista nel 2023. Altamente pericoloso sarebbe quindi un aumento dello spread per via di maggiori interessi sul debito.

E' utile ricordare che le infrazioni dell'Italia nei confronti dell'Europa, nel luglio di quest'anno, risultano 85: 58 per violazione del diritto dell'Unione e 27 per mancato recepimento di direttive, tra cui la Bolkestein, che tanto ha fatto infuriare ambulanti, balneari e taxisti. Il prossimo governo trova quindi di fronte a sé se non un percorso obbligato, una direzione ben definita con poco margine di manovra. E i tempi sono stretti. Per esempio il piano energetico con la necessità immediata di rigassificatori, che però non tutti accettano (la caduta del governo Draghi fu battezzata “la crisi del termovalorizzatore”). Tant'è che Salvini avrebbe addirittura chiesto a Draghi, dopo aver contribuito a defenestrarlo, insieme a Conte e a Berlusconi, di portare a termine la politica energetica nel mese prossimo. Vuoi vedere che ora chiedono sempre a Draghi di portare a casa, in un mesetto, tutti i soldi che è riuscito a ottenere dall'Europa?



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