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Si può addolcire il fiele? Si può sorridere quando uno è depresso? Si può rispondere, a chi ci sfotte perché siamo fuori dal Mondiale, che siamo comunque campioni d’Europa e di nuovo nelle finali di Nations League in Olanda? La nostra risposta è sì. Certo, non ci basta, non ci può bastare, dopo questa brillante (seppur sofferta) vittoria di Budapest, inizieranno i mesi bui, quelli con le altre nazionali in Qatar e noi a giocare le amichevoli con l’Albania. Ma ora dobbiamo prendere il meglio e il meglio sono due successi di fila, in due stadi che portano il nome di Beppino Meazza e Ferenc Puskas, una in casa con l’Inghilterra che abbiamo fatto retrocedere nella Lega B della Nations e l’altra in trasferta con l’Ungheria di Marco Rossi a cui bastava un pareggio per arrivare primo nel girone. Abbiamo giocato bene, a tratti molto bene, per tutto il primo tempo, finché l’energia ci ha sorretto. Raspadori e Dimarco i migliori in quei 45', sono stati anche gli autori dei gol numero 1.499 per il napoletano e 1.500 per l’interista. Poi, nella ripresa, a parte il gol di Dimarco, ci ha salvato Gigio Donnarumma e, va detto, anche un arbitro poco attento. Nei secondi 45' abbiamo saputo soffrire, abbiamo retto l’onda d’urto di un avversario e di uno stadio con quasi 70.000 tifosi, abbiamo sbagliato molto tecnicamente ma siamo rimasti sempre squadra. A giugno ci saranno le finali, quando il Mondiale sarà già un ricordo e allora saremo anche meno depressi.

MODA O MALATTIA? - Meno che la costruzione da basso, la malattia (come la chiama qualche allenatore) della costruzione da basso ha contagiato anche l’Ungheria. Così abbiamo segnato, sfruttando questa malattia (o moda), un gol che abbiamo comunque meritato per tutto il primo tempo, giocato meglio, con più idee, più tecnica, più aggressività dei padroni di casa. Vale la pena raccontare l’azione: primo passaggio dell’incertissimo portiere Gulacsi verso Attila Szalai alla sua sinistra, poco fuori area, il suo passaggio di ritorno centrale, verso il pisano Nagy, è stato sporcato da Barella che lo pressava a un centimetro; ma Nagy, vicino alla sua area di rigore, non se ne è preoccupato e ha passato di nuovo la palla a Gulacsi, però l’ha fatto male, palla lenta e scontata su cui si è avventato Gnonto che ha anticipato il portiere, il rimpallo ha favorito Raspadori che se l’è spostata di destro e l’ha messa dentro di sinistro. Era il 27', avevamo già avuto una palla-gol nitida e un paio di buone occasioni. Loro niente.

COME CON L’INGHILTERRA - L’Italia stava ripetendo lo stesso tipo di partita di venerdì scorso contro gli inglesi. Nel confermato 3-5-2 di Mancini un solo cambio che è coinciso, suo malgrado, anche con l’unico errore della serata: Gnonto al posto di Scamacca. Ma come gioco, come voglia, come capacità “di amare questa maglia” (parole del ct) era una bella Italia, una squadra vera. L’Ungheria di Marco Rossi, a cui bastava il pareggio per conquistare il primo posto del girone e arrivare alle prossime final four di Nations League, era tutta dietro. Nei primi 45' non si è mai visto il talento di Szoboszlai, mai notata nemmeno la forza fisica del centravantone Adam Szalai, festeggiato ed emozionato alla sua ultima partita in nazionale.

I LANCI DI BONUCCI - L’Italia funzionava bene. Con i primi due lanci Bonucci ha aperto la difesa magiara, il primo a destra per Di Lorenzo il secondo a sinistra per Dimarco. Gli ungheresi quasi increduli. Eravamo primi sulla seconda palla, recuperavamo il pallone nella trequarti avversaria, Jorginho teneva in pugno il gioco nonostante il controllo (non troppo severo per la verità) di Nagy e Schäfer. Dopo 5', Attila Szalai aveva salvato Gulacsi e la sua porta da un clamoroso errore del portiere respingendo la palla sulla linea bianca, mentre Bonucci stava per spingerla dentro. Abbiamo continuato ad attaccare e l’Ungheria ad aspettare e quelle poche volte che riusciva a ripartire Bonucci e Acerbi tenevano senza problemi gli attaccanti di Rossi. Dopo la rete, altra palla-gol per Di Lorenzo, un’azione pericolosa creata da Dimarco incontenibile per Fiola, e un’altra ancora per Gnonto che faceva arrabbiare Mancini per gli errori sui movimenti. Gnonto era fuori partita.

I 4 MIRACOLI DI GIGIO - Anche l’Ungheria, nel finale del primo tempo, ha avuto un paio di buone possibilità, una per un errore di Donnarumma che poco dopo realizzerà un miracolo dietro l’altro. Nell’intervallo, Mancini ha tolto l’ammonito Acerbi per far entrare Bastoni, Rossi ha messo fuori il vago Nagy per Styles, mossa che ha dato buoni risultati. Nei primi 10' della ripresa la partita è esplosa ed è successo di tutto e se abbiamo portato a casa i tre punti e la qualificazione è stato anche per merito di Gigio Donnarumma. Triplice prodezza (con l’ultimo intervento pazzesco) dopo 5 minuti di gara: prima respinta a mani aperte su Nego (tiro scoccato in piena area), primo tap-in di Szoboszlai sullo stinco di Di Lorenzo, sinistro dal limite di Styles e volo di Gigio sul secondo palo e infine con la faccia ha messo in angolo il tiro da un metro e mezzo di Adam Szalai. E’ successo tutto fra il 49'04" e il 49'12". Non c’era da crederci.

13 PASSAGGI, 39 SECONDI, GOL - Altri altri 100 secondi e abbiamo segnato con Dimarco il 2-0 con un’azione fantastica. Anche questa è da raccontare. Quasi tutta di prima: Barella, Bonucci, Toloi, Raspadori nella metà campo ungherese, indietro a Bastoni, Cristante lancio spettacolare dal centro a destra per Di Lorenzo, colpo di testa per Barella, palleggio volante, Jorginho, Raspadori, Jorginho, Barella, stupendo tocco dentro per Cristante, cross dal fondo, irruzione di Dimarco e gol. Da spellarsi le mani: dal 50'32" al 51'11, 13 passaggi di fila in 39 secondi. Una roba da esaltarsi. Ma sul 2-0 non era finita. Nuovo capovolgimento di fronte e di nuovo Donnarumma di ginocchio ha evitato il gol di testa di Styles. Era a due metri. Una parata folle. Ci siamo fatti schiacciare. Così Donnarumma ha dovuto piazzare la sua quinta prodezza: un tiro di Styles è stato deviato da Bonucci, sembrava già dentro, Gigio non ha fatto entrare nemmeno quello. E’ finita quando l’arbitro francese Bastien non ha fischiato un rigore solare per una spinta di Bastoni ad Adam davanti a Donnaruma. Sono usciti Gnonto, Jorginho e Raspadori, sono entrati Gabbiadini, Pobega e Scamacca, l’Ungheria ha rallentato un po’ e c’è stato il tempo per il 51° debuttante della gestione di Mancini, Pasquale Mazzocchi, 27 anni, primo giocatore della Salernitana a indossare l’azzurro.

IL TABELLINO

Ungheria-Italia 0-2 (primo tempo 0-1)

Marcatori: 27' Raspadori (I), 52' Dimarco (I).

UNGHERIA (3-4-2-1): Gulacsi; Orban, Attila Szalai, Lang; Fiola, Schafer, Nagy (Dal 46 st Styles), Kerkez (Dal 57 st Gazdag); Szoboszlai (Dal 84 st Kleinheisler), Nego (Dal 74 st Bolla); Adam Szalai (Dal 74 st Adam). CT: Marco Rossi. A disposizione: Dibusz, Szappanos, Mocsi, Varga, Bolla, Kleinheisler, Gazdag, Styles, Adam, Barath, Botka, Vecsei.

ITALIA (3-5-2): Donnarumma; Toloi, Bonucci, Acerbi (Dal 46 st Bastoni); Di Lorenzo (Dal 89 st Mazzocchi), Barella, Jorginho (Dal 73 st Pobega), Cristante, Dimarco; Raspadori (Dal 73 st Scamacca), Gnonto (Dal 62 st Gabbiadini).

Ammoniti: Acerbi, Adam Szalai, Fiola.