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Nemmeno Lotito ai tempi di Carlo Tavecchio presidente della Figc. L'agente Paolo Busardò è davvero ovunque, ma senza la smania di farsi notare come il presidente e patron della Lazio quando s'aggirava per il ritiro della nazionale azzurra indossando il giubbotto con la scritta “Italia”. E un segno immediato di questa differenza è nel fatto che su “Lotito ovunque” il web brulica dei meme che vennero prodotti nei giorni in cui esplose il caso. E invece un “Busardò ovunque” è impossibile perché di foto dell'agente ne trovate in circolazione poche e pure sfuggenti. Quasi sempre caratterizzate da discutibile messa a fuoco. Come se fra i tanti suoi talenti vi fosse quello di appannare il teleobiettivo di chi provi a catturarne l'immagine. E di questa sua capacità di mascheramento fanno parte anche le mise e le pose dimesse che viaggiano per la rete e contribuiscono a cacciarlo nel Girone dell'Inosservatezza. Su tutte, lo scatto che lo ritrae davanti alla reception della sede interista: di spalle, insaccato dentro un paio di jeans laschi e una giacca scura un po' troppo serrata (forse quella della cresima), scarpe da ginnastica bianche e telefono cellulare appiccicato all'orecchio. Pare un rider che, col cliente innanzi, chiama il committente per avvertirlo di un errore sulla comanda delle pizze.

Insomma, Busardò è un paradosso vivente. È ovunque ma invisibile, onnipresente ma impercepito. Materia e antimateria del calciomercato italiano da almeno un decennio a questa parte, con una capacità di districarsi fra il ruolo di agente di calciatori e quello di intermediario per conto dei club che è un ulteriore fronte di vaghezza. E magari capita anche a lui di chiedersi: «Che ci faccio qui?». Nel senso che non sempre deve essergli facile ricordarsi se sia lì per conto del calciatore, o del club, o di entrambi, o del Dio dell'Evanescenza che regolarmente lo sfoca all'occhio delle fotocamere. L'importante è esserci. E Busardò c'è. Sempre, Specie se sono coinvolte alcune società.

Chiedete in giro di Busardò fra gli esperti di mercato e magari molti di loro, pavlovianamente, esclameranno: «Atalanta!». Ma mica soltanto la Bergamasca Calcio, ci mancherebbe. Altri club hanno solidi rapporti con l'agente che si è legato alla Base Soccer di Frank Trimboli (a sua volta assorbita nel 2019 da Creative Artists Agency, una multinazionale Usa che opera nel ramo Sport & Entertainment e da tempo civetta col mondo dei super-agenti). Per esempio la Sampdoria, che specie durante la gestione di Massimo Ferrero apriva ogni porta all'agente fuori fuoco. Ma anche il Genoa ai tempi di Preziosi era ben lieto di fare affari con lui. E a dire il vero pure la nuova proprietà americana del Grifone ha dovuto pagar dazio all'accoppiata Busardò-Trimboli con l'ingaggio di Andryi Shevchenko come allenatore: una delle mosse più catastrofiche e sconsiderate nella secolare storia del calcio italiano, ma senza che ciò possa essere addebitato agli agenti che l'hanno portato sulla panca rossoblu.
Ma la società con cui ultimamente Busardò ha strutturato un solido rapporto è l'Inter. Club per il quale Busardò non si limita certo a stazionare davanti alla reception. Anzi, nei mesi più recenti si sono ampiamente intensificati gli intrecci fra l'agente comasco e la società nerazzurra. Tra gli affari di fresca data c'è l'approdo di Robin Gosens, proveniente dall'Atalanta e dunque al centro di un affare interamente sviluppato entro la constituency busardiana. E in questo mercato estivo la rosa interista si è arricchita di un ulteriore cliente dell'agente, Raoul Bellanova. A dire il vero, non sempre le cose per i nerazzurri milanesi sono filate lisce negli affari mediati da Busardò. Per esempio, quando nelle scorse settimane il club nerazzurro trattava il difensore torinista Gleison Bremer, si diceva che la principale garanzia di riuscita della trattativa per la società nerazzurra fosse proprio la circostanza che il brasiliano fosse assistito dall'agente-ovunque. Invece è andata a finire che – garantito – Bremer è diventato un calciatore della Juventus. Ma son cose che capitano, non può essere certo questo a fare incrinare un rapporto d'affari. Che infatti procede spedito e vede Busardò impegnato nell'intermediazione per l'eventuale cessione di Milan Skriniar al Paris Saint Germain. Uno di quei casi in cui ci si chiede perché mai una società come l'Inter abbia bisogno di un intermediario per cedere un calciatore così importante a un club come il Paris Saint Germain. Ma forse abbiamo idee démodé sul calciomercato. A ogni modo, ormai fra Busardò e il nerazzurro interista c'è quasi più consuetudine di quanta ve ne sia stata col nerazzurro bergamasco. Nei giorni scorsi gli è stata anche attribuita l'annessione del giovane Cesare Casadei. Ciò che lo ha portato a pubblicare una secca smentita, una vera rarità per un agente che ha fatto del low profile una caratteristica.

E poi fra le tante società segnalate come particolarmente vicine a Busardò c'è anche la Roma. Un rapporto che a un dato momento è stato talmente stretto da spingere qualcuno, nel mondo dell'informazione giallorossa, a chiedersi il perché di questa vicinanza. E a proposito di questa prossimità con la parte romanista della capitale c'è da raccontare un aneddoto, relativo al giorno in cui giunse a Roma il nuovo allenatore Paulo Fonseca. Che approdato in città si vide accogliere, per conto della Roma, da due agenti diversi. Inviati, uno all'insaputa dell'altro, dal vicepresidente Mauro Baldissoni e dall'amministratore delegato Guido Fienga. Uno degli agenti era Busardò, l'altro era Gabriele Giuffrida. Non sappiamo se si tratti di leggenda metropolitana (nella Roma calcistica ne circolano a quintali), ma un dato di fatto c'è: che nel frattempo Baldissoni e Fienga sono usciti dalla Roma mentre Busardò e Giuffrida sono sempre lì. E addirittura, se provate a cercare foto di Busardò su Google, vi si compone una galleria nella quale Giuffrida fa capolino a più riprese. Manco fossero separati alla nascita. E almeno il secondo desse qualche consulenza al primo in materia di abbigliamento e fotogenia. Gli farebbe un gran favore.