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Ci siamo. Tra circa 24 ore conosceremo il nome della nazionale che succederà al Portogallo di Cristiano Ronaldo sul trono d'Europa e sia per l'Italia che per l'Inghilterra si tratterebbe di un appuntamento con la storia: il primo successo nell'era moderna in questa competizione per gli Azzurri (l'unico successo rimane quello del 1968) dopo altre due finali perse, il primo assoluto per la squadra di Southgate, che vuole rompere quella maledizione che resiste in una grande manifestazione internazionale dal lontanissimo 1966. Si giocherà in un Wembley quasi interamente a spingere i giocatori di Sua Maestà e per questo motivo partiamo leggermente sfavoriti nel pronostico. Ma con tante e tutte le armi a disposizione per superarci ancora, dopo le vittorie contro Belgio e Spagna, e compiere un'altra impresa, quella più importante.

TOCCA A CIRO - Ciro Immobile. L'uomo più atteso, dopo una prima parte di Europeo che aveva fatto ben sperare anche sul piano realizzativo, con i due gol consecutivi a Turchia e Svizzera, e poi diventato principalmente di fatica e sacrificio. Spesso tradendo una mancanza di lucidità e una spiccata difficoltà nel calarsi nella parte del giocatore di raccordo. Mancini è intenzionato a concedergli un'altra chance dopo averlo protetto privatamente e pubblicamente dalle inevitabili critiche; di fronte a sé troverà la miglior coppia difensiva dell'Europeo a livello numerica, quella formata da Maguire e Stones, che hanno concesso la miseria di un gol in tutto il torneo. L'obiezione che si può muovere è che ad oggi non hanno dovuto fronteggiare centravanti di grandissima caratura e un giocatore con le caratteristiche di Immobile, bravo come pochi ad attaccare gli spazi in verticale, può creargli maggiori preoccupazioni. Serve una notte da Scarpa d'oro e ovviamente tutti si spera che il grande momento sia arrivato.
DI NUOVO PADRONI - Affinché il calciatore della Lazio diventi letale, sembra quasi scontato affermare che tanto passerà dal rendimento di un centrocampo che ha rappresentato il nostro principale punto di forza sino ad oggi e che spera di lasciarsi completamente alle spalle la serata da tregenda vissuta contro la Spagna. Contro l'Inghilterra, il mismatch rischia di spostarsi sotto l'aspetto atletico - Phillips, Rice e Mount hanno maggiore ritmo e muscoli rispetto al terzetto Barella-Jorginho-Verratti - ma il pallino del gioco potrebbe tornare nelle nostre mani, potendo disporre di calciatori più a loro agio nel fraseggio stretto. Contro un avversario del nostro livello, probabilmente superiore, come il Belgio, la chiave di volta è stata la capacità di mantenere costantemente l'iniziativa e un atteggiamento propositivo, anche in fase di non possesso. Tradotto: dovremo essere efficaci nella pressione alta, nell'impedire che la palla arrivi rapidamente sulle corsie laterali, dove Southgate può disporre - sia a livello di terzini che di attaccanti esterni - di tante soluzioni di qualità.

TOCCA AGLI ESTERNI - Gli esterni, già. Prima Insigne con Berardi, poi il subentro di Chiesa per il calciatore del Sassuolo: anche l'Italia ha saputo ottenere parecchio dal rendimento dei suoi laterali, sia in termini di gol che di continuità nel corso delle singole partite. Nella sua gestione, Roberto Mancini ha costruito molta dell'efficacia del suo reparto più avanzato sugli estremi del tridente, senza dimenticare ovviamente quello che Di Lorenzo e Spinazzola hanno rappresentato per gran parte dell'Europeo, nella speranza che a Wembley, nella "sua" Londra, Emerson Palmieri possa ripetere l'ottimo primo tempo esibito con la Spagna e prendersi la scena. Se Walker e Saka da una parte e Shaw e Sterling dall'altra sono state le frecce avvelenate di Southgate nel percorso coi suoi, gli Azzurri non hanno nulla da individiare e, anzi, dovranno cercare di limitare i propri dirimpettai per diminuire sostanzialmente i rifornimenti a Kane. Attaccandoli.