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"Un angolo per chi ha la visione del calcio di Nick Hornby, per chi vive la partita come un film, per chi reputa Babangida il miglior calciatore della storia. Un piccolo mondo per chi non ha scritto calcio con il pallone tra i piedi, ma con una penna tra le dita, una telecamera sulla spalla o un joystick in mano, per quelli cresciuti a pane, nutella e Holly e Benji . Il calcio visto con gli occhi, e gli occhiali, del Nerd"

Al mio segnale, scatenate l'inferno. Il volto è quello di Russell Crowe, la voce è quella di Luca Ward, il seguito è quello che tutti sentiamo quando chiudiamo gli occhi: le casse, che rimbombano, di Dj Tatanka e del suo Gladiatore remix. Perché è così, ci sono parole che riecheggiano nell'eternità, con gesti che danno la svolta. A Massimo Decimo Meridio serviva per scatenare l'inferno, ad altri per attivare una modalità che oggi vogliamo definire bestia, quella dei videogiochi, quella che ti fa diventare irrefrenabile, come Super Mario quando si prende la stellina e diventa invincibile. Se per quell'idraulico italiano il tocco magico viene da un aiuto esterno, per altri viene da qualcosa che scatta dentro. Come per Frank Kessie, quando decide di tirare su il pantaloncino



Il centrocampista del Milan, quando il gioco si fa duro, mentre intorno a lui gli avversari accelerano, i compagni indietreggiano, e magari qualcuno viene espulso, tira il su pantaloncino 'per far respirare il muscolo' e alza il suo livello. Beast mode. Succede che un piccolo gesto scateni qualcosa in chi lo fa, soprattutto in chi lo fa, e in chi gli sta intorno, nella realtà come negli anime. E l'esempio più bello, lampante e poetico è Marco Pantani che lanciava via la sua bandana, si alzava sui pedali e in salita accelerava, per far finire prima quella salita che faceva rima con agonia. Lui si accendeva, l'Italia impazziva e il Pirata trionfava. 

Saltiamo dalla realtà alla fantasia, con Roronoa Zoro, protagonista del manga/anime One Piece, spadaccino dai capelli verdi, che con le sue tre spade affrontava i nemici della ciurma di Cappello di paglia. Quando il combattimento entrava nel vivo, sfilava dal braccio la sua bandana, la metteva in testa e iniziava a fare sul serio. Come Philip Callaghan con la fascetta donatagli dalla fidanzata: una volta indossata, si sentiva imbattibile. Come Mark Lenders, con quelle maniche alzate. Inarrestabile, incuteva timore negli avversari. Le aveva sempre, è vero, non era un segnale inequivocabile, ma senza non sarebbe stato lui. Era un po' l'Hulk di Holly e Benji: "E' questo il mio segreto Capitano, sono sempre arrabbiato". Come Kessie quando tira su il pantaloncino. E diventa incredibile. 



Con il Parma, negli ultimi 10 minuti, ha accelerato, proteggendo il pallone, correndo su e giù per il campo, più di prima, con più fame, più voglia, più cuore, più tutto. Provando a sradicare la sfera dai piedi avversari. E non è la prima volta: è successo in altre gare in cui il era richiesto. Non da qualcuno in particolare se non da sé stesso. Pantaloncino su, livello innalzato, modalità beast attivata. E il Milan sorride e corre al ritmo del cuore dell'incredibile ivoriano. 

@AngeTaglieri88