Arrigo Sacchi, Carlo Ancelotti e Pep Guardiola. Tutti e tre su un palco, a Trento, in occasione del Festival dello Sport. Argomento: la bellezza del calcio.

Guardiola: “Vince chi gioca bene? Non è sempre così ed è il bello del calcio, è speciale anche perché è l’unico sport dove puoi vincere una partita senza calciare in porta”.

Ancelotti: “Statisticamente è così, se giochi meglio dovresti vincere di più. Poi l’unica statistica che conta è quella dei gol fatti e subiti”.

Sacchi: “Dostoevskij diceva che la bellezza salverà il mondo. Chi gioca meglio non solo vince ma  avrà come riconoscimento uno status che chi gioca male non avrà mai”.

Ancelotti: “Adesso anche le piccole squadra cercano di giocare e avere la propria identità. Una volta le piccole squadre avevano difesa e contropiede, adesso cercano tutti di costruire il calcio da dietro”.

Guardiola: “Sono d’accordo con Carlo, quando vedo il Sassuolo mi da l’idea di un calcio molto propositivo”. 

Sacchi: “Senza evoluzione questo sport morirebbe, in quest’ottica l’Italia non è tra le prime. Il nostro è un paese che culturalmente fa fatica di fronte al cambiamento, anche se adesso qualcosa si sta muovendo grazie a tanti allenatori che rischiano e hanno coraggio. Sono degli eroi, giocano un calcio armonioso, che apre gli orizzonti invece che chiuderli”.

Sacchi: “Quando chiesi a Berlusconi di comprarmi Ancelotti? Mi disse che non poteva prenderlo perché a Roma dicevano fosse una sola, lo aveva visitato il medico e gli aveva dato il 20% di inabilità perché aveva due crociati rotti al ginocchio e tre menischi inesistenti. Gli dissi che mi bastava che quel 20% di inabilità non fosse nella testa”.



Guardiola: “Cruyff è stata la persona più importante che ho incontrato. Con lui era come andare a scuola ogni giorno, tutte le mattina ci faceva fare cose diverse. Se vincevamo ci spiegava perché avevano vinto. Come Sacchi è stata la persona che ha cambiato più di tutti il calcio, tutti seguendolo sapevano che avrebbero intrapreso la strada giusta. Ci ha condotti all’amore verso questo gioco”.

Ancelotti: “Ho avuto maestri importanti, uno su tutti Liedholm, che nella gestione delle risorse umane era una figura fondamentale. Non metteva mai troppa pressione. Poi a livello tecnico la figura di Arrigo è stat determinante e acquisire il suo metodo, da assistente, é stato determinante”.

Sacchi: “Ognuno ha qualcosa dentro di sé. Anche quando guardavo il tennis, mi piaceva chi attaccava, chi giocava da protagonista. Una vittoria senza merito per me non è mai stata una vittoria. Ovunque sia andato e in ogni categoria in cui ho allenato, ho proposto il mio gioco e mi dicevano  . Gli ultimi decenni sono stati determinati dall’Ajax, dal Milan e dal Barcellona di Guardiola”.

Guardiola: “Come nasce il tiki taka? Io non ho inventato niente. Abbiamo vinto le Champions con 7 giocatori della cantera, questo succede una sola volta nella vita è una combinazione astrale. Era un gruppo di giocatori che si volevano bene e che facevano quello da anni anni e poi avevano soldi a sufficienza per comprare i più forti da aggiungere a loro. Avevano fame a sufficienza per mangiarci il mondo è alla fine lo abbiamo mangiato. Il tiki taka ci piace come concetto perché è molto ludico, facevano girare la palla ma sapevamo dove doveva finire. Fa nostalgia vedere quel Barcellona, ma sono cose che accadono una sola volta nella vita. È come un libro, quando ti interroghi se è buono o non è buono, poi se dopo 20 anni c’è ancora gente che lo legge significa che lo è. Lo stesso vale per quel Barcellona. Che persona è Messi? Un ragazzo per bene, un animale competitivo, feroce, che aiuta gli altri a crescere in competitività. Odia perdere e nei grandi eventi, se la squadra lo aiuta, fa la differenza. Lui e Cristiano fanno 50 gol a stagione da 15 anni, è incredibile, non è una cosa normale”.

Ancelotti: “Come interpreto il ruolo di allenatore e come vivo l’esperienza a Napoli? È un ruolo bello, piacevole e complesso. Devi relazionarti con tutti quelli che gravitano attorno a te, 25 giocatori e altre 50 persone oltre loro e sono importanti nella misura in cui tu li rendi importanti. La mia idea è quella di mettere le persone a proprio agio, bisogna anche saper delegare, fare responsabilità. Puoi delegare un calciatore, un dottore e il tuo staff tecnico, ma devi avere le capacità di tenere tutto sotto controllo. A volte mi hanno detto che ho una gestione morbida e che devo usare la frusta, io rispondo che se vogliono uno con la frusta devono chiamare un altro, non me, perché io ho un carattere diverso. Esprimere il proprio carattere di fronte agli altri e l’unico modo che hai per essere credibile. Poi ci si arrabbia, ma non è mai l’errore tecnico che ti fa arrabbiare, quanto l’atteggiamento o l’essere svogliato. A Napoli è una bella famiglia, una società che ha voglia di crescere è una città bellissima. Ci sono tutte le condizioni per fare un bel lavoro, poi bisogna vedere se in Europa City e Liverpool sono d’accordo”. 

Sacchi: “Il Real dei galacticos aveva giocatori incredibili, la riserva era Owen è una volta in tribuna aveva accanto a me Di Stefano che andava via ogni volta prima della partita dicendo  . Senza un copione ci può essere solo improvvisazione e pressapochismo. Il calcio italiano? Abbiamo sempre pensato che fosse uno sport individuale difensivo ma i padri fondatori lo hanno ideato come uno sport di squadra offensivo. Adesso ci sono 5 o 6 allenatori in Serie A che hanno messo davanti a tutto le idee e questo fa anche risparmiare molto. Il coraggio è un valore importante”. 

Guardiola: “Quali squadre possono insidiare il City in Europa? Se siamo favoriti significa che siamo bravi, ma proprio bravi. Il massimo che ha fatto il club nella competizione è una semifinale, io non so se siamo pronti ad essere sinceri. Le favorite sono quelle che hanno una storia più grande della nostra, Real e Barcellona e anche la Juve con l’acquisto di Ronaldo, è un segno che vogliono questa Coppa cui si avvicinano sempre di più anno dopo anno. E poi c’è l’Atletico che gioca in casa”. 

Ancelotti: “Le italiane stanno facendo bene, ma penso più al Napoli. Il calcio italiano è competitivo, lo sarà sicuramente anche la Juventus è le considerazioni di oggi non saranno le stesse di Aprile, se pensiamo al Real. Ma mi sembra una Champions più equilibrata, anche perché lo stesso Real ha perso un giocatore importante. Mbappé? È un bel giocatore, unisce la velocità all’efficacia. Sarà una stella nei prossimi anni. Che margini di miglioramento ha Insigne? Ha grande talento, ha espresso tutte le sue qualità e adesso è nella fase in cui deve sentire maggiore responsabilità per mettere tutte le sue qualità al servizio della squadra. Sono certo che lo farà”.

Sacchi: “Ancelotti è sensibile e intelligente, a volte non ha l’ossessione di andare oltre se stessi. Guardiola ha questa ossessione. Ma Dalí diceva  ".

Guardiola: “Cosa ruberei ad Ancelotti? I capelli, ma quelli glieli ruberebbe anche Arrigo. Scherzi a parte, Carlo esprime se stesso in campo, questa è la sua verità assoluta e male non è andato. Quando i suoi giocatori parlano di lui ne parlano solo bene”.

Ancelotti: “Io di sicuro non gli ruberei i capelli. Se guardò il suo percorso, Barcellona, Bayern, City, gli ruberei la velocità che ha nel trasmettere le proprie idee agli altri”.

Guardiola: “Cosa manca al calcio italiano per fare il salto in avanti a livello di mentalità? Non manca niente, la storia non si scrive negli ultimi due anni, l’Italia rimane quella che è. È importante riflettere sul perché non si è andati all’ultimo Mondiale, ma siamo tutti noi a dover imparare dall’Italia, che ha sempre vinto e in diversi modi. Difendere bene è un talento e voi ne siete maestri. La vita è questa, si vince e si perde, ma sono convinto che in Italia ci sono giocatori molto bravi e che possono fare molto bene. Una panchina in Italia? Perché no, mai avrei detto che sarei andato in Germania e che avrei imparato il tedesco. Qui si mangia bene. 

Ancelotti: “All’estero continuano a rispettarci. Il momento è questo ma i talenti iniziano ad uscire fuori. Sono stato all’estero 9 anni ed è stato bellissimo, stadi piedi e infrastrutture nuove, ma soprattutto rivalità sportive. Li siamo rimasti indietro e sentire certi insulti all’interno dei nostri stadi fa pensare che c’è ignoranza è maleducazione. C’è anche carenza culturale”.

Guardiola: “In Inghilterra non ti giudicano se vinci o perdi, per i tifosi sei uno di loro fino alla fine. Non si pensa solo al calcio 24 ore al giorno come nei paesi latini, dove il calcio si vive in maniera più esagerata. Li non si vedono giornalista per tutta la settimana. C’è più educazione”. Se mi porto dietro qualche amarezza? No, ho anche vinto qualche volta meritando meno. Sono cresciuto imparando ad accettare e questo è il più grande insegnamento che mi ha dato lo sport, accettare che ci sia qualcuno più bravo. A volte si vince e a volte no, io mi sento bravo solo se lavoro lavoro è lavoro”. 

Ancelotti: “Se vorrei rigiocare una partita? Una sola? Avrei voluto fare una partita nel mio Milan con me centrocampista centrale al posto di Pirlo e Gattuso e Ambrosini ai miei lati, così correvano loro. Perché io nel Milan di Sacchi dovevo trottare”.

Ancelotti: “Var in Champions? Il giorno in cui la introdurrranno sarà sempre troppo tardi”.


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