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La buonanotte è il cielo. Quando è azzurro che vorremmo tuffarci dentro. Quando arrivano le nuvole che ci piacerebbe montarle come i cavallini delle giostre. Quando è grigio che pare una coperta nella quale riposare. Quando è nero che fa paura agli animali e ai bambini. Quando, di notte, con le sue meraviglie ci fa chiedere chi siamo, da dove veniamo, dove andiamo. E’ un amico formidabile, il cielo. Gli amici non andrebbero mai traditi. Lo stiamo facendo con la nostra indifferenza. Piegati sui telefonini e impegnati a urlarci contro, al massimo possiamo guardarci la punta delle scarpe.

Eppure c’è stato un tempo in cui avevamo imparato a volare. Lo facevamo senza bisogno della tecnica come “l’Iron man” di Parigi. Salivamo più in alto di lui, fino a toccare le stelle per giocarci. Bastava una canzone a metterci le ali. La voce di Domenico Modugno, l’ultimo dei poeti cantastorie che si è zittita venticinque anni fa. Lui, insieme con Migliacci, ci aveva insegnato come volare con la fantasia nel blu dipinto di blu. E siamo stati così felici. Buonanotte e fate sogni colorati. 
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