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La buonanotte è una bambola. Di pezza colorata. Nél grande e né piccola. Giusta per contenere una bomba. I giocattoli venivano lanciati dagli elicotteri israeliani in missione sopra il quartiere palestinese di Beirut. Era la primavera del 1975 e il Libano stava per essere devastato da una guerra lunga dieci anni. I profughi arabi erano più di trecentomila. L’OLP di Arafat reclutava lì i Feddayn. Un’ossessione per Tel Aviv. Gli inviati dei quotidiani alloggiavano tutti “all’Holiday In” a fronte della linea che divideva mussulmani e cristiani.

Amira aveva le treccine. Proprio come la bambola che le scoppiò tra le mani. Videro quello scempio due degli inviati italiani. Lavoravano per “La Stampa” e per “La Gazzetta del Popolo”. Il primo, più anziano, non era nuovo a certi film dell’orrore. Il secondo, da poco professionista, una volta tornato in sede a Torino presentò le dimissioni e accettò l’offerta di Ormezzano, direttore di “Tuttosport”. Dall’anno successivo cominciò la lunga avventura tra lui e la Juventus di Trapattoni. E’ una storia vera. La racconto quando mi chiedono come si fa a diventare giornalisti sportivi. Si fa anche così. Buonanotte e fate sogni colorati.

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