192

Un disastro. Un autentico disastro, al di là di ogni più pessimistica previsione. Londra, White Hart Lane, giovedì 7 marzo 2013: Tottenham-Inter 3-0. Ma, se fosse finita 6-0 non ci sarebbe stato nulla da ridire, tale e tanta è stata la superiorità degli Spurs. 

Handanovic è stato ancora una volta gigantesco, però non è bastato e, d'altronde, non è possibile che il portiere risulti sistematicamente il migliore in campo dell'Inter.

In questa squadra c'è troppo che non va. Non c'è un gioco, non c'è personalità, non c'è carattere. Moratti o chi per lui, ricordi a Stramaccioni che allena l'Inter, soltanto tre anni fa capace di vincere scudetto, Coppa dei Campioni e Coppa Italia tutte insieme, non il Vattelapesca. 

Non è ammissibile che l'allenatore continui a sbagliare formazione, con una cocciutaggine degna di miglior causa. Non è possibile che ogni calcio piazzato degli avversari semini il panico in una difesa così squinternata da non aspettare altro che subire gol.

A Catania, Stramaccioni era stato salvato da Palacio, peraltro colpevolmente inserito soltanto nella ripresa. Gli infortuni di alcuni giocatori non possono essere un alibi, così come dichiarare alla vigilia della partita di Londra  che l'obiettivo della squadra sia il terzo posto, significa sbagliare l'approccio psicologico all'impegno internazionale. Ma di quale terzo posto va cianciando Stramaccioni, se quest'Inter gioca tanto male? Ma possibile che il disastro del Napoli in Europa League e gli errori di Mazzarri non gli abbiano insegnato nulla?

In casa del Tottenham, all'avvio Palacio viene incredibilmente relegato in panchina, salvo poi entrare quando la situazione era già irrimediabilmente compromessa. Cassano è stato irriconoscibile, ma come si fa a schierarlo come unica punta di rifermento, lui che punta pura non è, trasmettendo alla squadra un messaggio di paura e di timore?

Il motto del Tottenham è "Audere est facere", osare è fare. Gli uomini di Vilas Boas l'hanno applicato alla lettera, macinando gli avversari con il gioco e con la corsa. Ancora una volta Bale è stato irrefrenabile e l'unica consolazione dell'Inter, pensando al ritorno, è che il fenomeno gallese a San Siro non ci sarà perchè squalificato. Bale, Sigurvsson, Verthongen: tre nomi da incubo per l'Inter.

Stramaccioni paga gli errori di inesperienza e di presunzione, ma c'è il concorso di colpa della societò che ha sbagliato il mercato in estate e l'ha sbagliato di nuovo in inverno. 

Il crollo di Londra affonda le sue radici anche nel vice MIlito che non è mai arrivato; in Rocchi che in Europa League manco può essere impiegato; in Livaja ceduto in comproprietà all'Atalanta che sta contribuendo a salvare; in Longo lasciato all'Espanyol per cercare di prendere Carew che non gioca una partita ufficiale dall'aprile 2012 e nel fratempo si è dato al cinema. Ma si può?

In un'altra dimensione vive l'EuroLazio di Petkovic, a Stoccarda protagonista di un'impresa stratosferica che esalta i bianconcelesti e il calcio italiano. Ederson e Onazi, ventenne campione d' Africa con la sua Nigeria, al suo primo gol con la maglia della Lazio, hanno rifilato un micidiale uno due ai tedeschi. Mai prima di ieri sera, la squadra romana aveva vinto in Germania, un colpo esaltato dalla devastante percussione di Onazi, autore di una rete bellissima. 

Ad impressionare, sono state la determinazione e la grinta spianate dai biancocelesti, andati in campo con una formazione rivoluzionata per sei undicesimi rispetto all'ultima di campionato. D'altra parte, sin dal primo approccio in Europa League, la Lazio ha dimostrato di fare sul serio, con una condotta che le fa onore. Stramaccioni sa da chi deve andare a ripetizione.

 

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com