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Tra le squadra più ambiziose della Copa America 2015, c'è senz'altro il Paraguay. Dopo lo strepitoso secondo posto nell'edizione del 2011, la Albirroja cerca l'impresa anche quest'anno. Il primo passo sarà quello di cercare di superare il proprio girone. Argentina, Jamaica e Uruguay: questi gli avversari in ordine della nazionale guidata da Ramon Diaz, vecchia conoscenza del campionato italiano. E proprio due italiani hanno lasciato un ricordo più che piacevole nel cuore dei tifosi paraguaiani. Nell'estate 2002 Cesare Maldini e Beppe Dossena hanno portato il piccolo Paese sudamericano agli ottavi di finale del Mondiale nippo-coreano, venendo eliminati da un gol del tedesco Neuville a due minuti dalla fine del match. Per il quarto appuntamento con La Chilena, Calciomercato.com ha intervistato Dossena, al tempo secondo di Maldini, per rivivere quei momenti e conoscere meglio il Paraguay che si appresta a scendere in campo in Cile per la Copa America.

Cosa si ricorda della chiamata del Paraguay nel 2002?
Cesare Maldini era stato nominato commissario tecnico e mi ha chiesto di accompagnarlo in quell'avventura. Ci conoscevamo dal Mondiale '82 - quando era il secondo di Bearzot - ho accettato la sua proposta con piacere.

Vi hanno contattato a soli sei mesi dall'inizio del Mondiale. Cosa vi ha spinto a dire di sì lo stesso?
In certi Paesi è una cosa che può succedere. Può sembrare assurdo, ma comunque si sono affidati a un uomo di grande esperienza come Cesare.

Che nazionale è il Paraguay?
E' una squadra di grande tradizione. In Sudamerica nessuno li vuole affrontare per il loro temperamento. E' un Paese molto piccolo, ma la qualità del Paraguay non si discute. Il rapporto popolazione-calciatori è incredibile. Magari non ai livelli dell'Uruguay, ma siamo lì.

E i tifosi, invece, come vivono il calcio?
Sono molto caldi e legatissimi alla nazionale come ogni sudamericano.

Passiamo al Paraguay di oggi. Nella lista dei convocati per la Copa America ci sono alcuni giocatori che ha allenato anche lei, come per esempio Santa Cruz.
Roque è stato molto sfortunato. Senza gli infortuni, avrebbe potuto avere una carriera ancora più luminosa. In quegli anni è stato vicino anche al Milan.

In quella squadra del 2002 c'era anche Villar. Al tempo era il terzo portiere del Paraguay, dietro a Chilavert e Tavarelli. Oggi è il capitano dell'Albirroja e l'idolo indiscusso dei tifosi. Si vedeva già che sarebbe potuto diventare un grande?
Justo è un ragazzo molto educato e un grande lavoratore. Davvero un professionista esemplare. Si merita tutto quello che è riuscito a ottenere. Tra l'altro, nonostante sia un portiere, è molto bravo con i piedi.

A proposito di numeri uno bravi con i piedi, è impossibile non citare Chilavert. Che personaggio era?
Ancora oggi è un'icona in Paraguay e in tutto il resto del Sudamerica. Un portiere di grandissima personalità, aveva sempre le parole giuste. Nello spogliatoio era punto di riferimento importante per tutti.

Lo ha mai sfidato in una gara di punizioni?
No mai (ride, ndr). Chilavert calciava benissimo, ha fatto quasi 100 gol in carriera.

L'attuale ct del Paraguay è Ramon Diaz. Cosa ci racconta di lui?
Da calciatori ci siamo affrontati tante volte. Sono andato anche a trovarlo in Giappone, quando giocava con i Yokohama Marinos. E' un allenatore molto esperto che gode di grande stima in Sudamerica.

L'unico giocatore che milita in Italia, tra i convocati del Paraguay, è Ivan Piris. Pensa che all'Udinese si sia riscattato dopo le difficoltà con la Roma?
Piris è un buon giocatore. E' molto veloce ed è sempre al servizio della squadra. Senza dubbio una pedina utile.

Pensa che Derlis Gonzalez sia il giovane più interessante tra i ragazzi a disposizione di Diaz?
Credo di sì, ma ci sono molti altri giovani promettenti nella Nazionale Under 20. Merito di Juan Angel Napout. Oggi è il presidente del Conmebol e vicepresidente della FIFAm prima è stato il numero uno della Federazione paraguaiana. Ha fatto davvero molto per il suo Paese.

Intervista di Matteo Palmigiano
@palmi14