Dove voglia andare a parare Diego Della Valle non è chiaro. Che possa scagionare se stesso e la Fiorentina attraverso battaglie legali postume sembra impresa folle e piuttosto impopolare. E l’uomo è tutt’altro folle o in cerca di impopolarità. Anzi: proprio sulla propria immagine, oltre che sui prodotti vincenti, ha basato le fortune del proprio impero.

E allora perchè? Perchè questo incaponimento cieco contro tutto e tutti.

L’Italia intera si è fatta, e non da oggi, un’idea chiarissima su Della Valle e la Fiorentina durante calciopoli. Gli italiani sono costretti quotidianamente a venire a patti con le varie caste che li tartassano nella lotta per la sopravvivenza.

Non ci sarebbe niente da chiarire, tutti hanno capito già.

E allora perchè Diego Della Valle, in paese dove la colpa è sempre di quello accanto, non stupisce tutti, convoca i giornalisti e dichiara solennemente:

 

“Io Diego Della Valle, sette anni fa esordivo in serie A con la Fiorentina. Avevo mille sogni e altrettante ambizioni. Volevo portare la Fiorentina a lottare per lo scudetto dopo la rinascita dalla C2. Per riuscirci andavano però riequilibrate le regole. Decisi di provarci. Andai in Lega e cercai di modificare lo status-quo. In breve tempo la squadra scivolò dall’alta classifica alla zona retrocessione. Un arbitraggio negativo dopo l’altro. Non capivo. Il nostro allenatore, Dino Zoff, monumento del calcio italiano, si accorse invece che stava accadendo qualcosa di anormale. Ci volevano in B. Chi? Ovvio: coloro ai quali il riequilibrio delle regole non conveniva. Coloro che detenevano saldamente il potere del calcio spartendosi scudetti e proventi tv.

Me lo confermarono loro stessi. Una sorpresa enorme. Come l’alunno che durante l’esame si sente bisbigliare dal Professore: “Dammi il compito che te lo correggo o finirai per bocciare.”

Il professore – conoscete anche voi le intercettazioni - era il vice presidente della FIGC, in persona! Perché lo faceva? Così fan tutti, mi sorrideva, i tuoi soldi da investire nel calcio italiano non vanno dispersi con la retrocessione e dopo la smetterai finalmente di minacciare rivoluzioni.

Ebbene sì, mi sono piegato. Ho accettato. Non ho denunciato il ricatto per salvare la Fiorentina dalla B. Questa è la mia colpa. Poco importa se anche gli altri, tutti – lo abbiamo scoperto meglio in seguito - complottavano con gli arbitri, si raccomandavano con gli organi federali, cercavano con ogni mezzo di non soccombere alla Casta dominante che tutto poteva e tutto decideva.

Questa è quanto vi dovevo. Se poi qualcuno vorrà imitarmi meglio ancora. Vorrà dire che il calcio italiano sta iniziando a cambiare. Sul serio, stavolta.

Vostro

Diego Della Valle”

 

Scommettete che una lettera così avrebbe molto più successo di qualsiasi querela?