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Sono anni che seguo il Sassuolo, partita dopo partita. Anni che vedo giocare Berardi dal vivo e, credetemi, non è mai stato così forte. Vi parlo da testimone diretto, osservatore attento ai dettagli più minuti, tecnici, tattici e caratteriali. Vi butto lì un ricordo: quando ancora c’era Di Francesco, andai a vedere un allenamento a porte aperte. Durante la seduta di tiro finale rimasi letteralmente impressionato dalla qualità di calcio di questo ragazzo. Una potenza e una precisione che la tv tuttora non racconta a dovere. Mi vengono in mente certe pagine di D. F. Wallace sul tennis: è dal vivo che realizzi quanto diavolo van forte le palline dei professionisti. Stessa cosa con i tiri di Berardi. Ma non sono certo qui per tediarvi coi miei ricordini da quattro soldi, vorrei parlarvi piuttosto della maturazione e della definitiva consacrazione della bandiera neroverde sotto la guida di De Zerbi.
 
DESIDERIO E CONTINUITÀ - Innanzitutto la continuità del desiderio. È uno step che si trova prima della continuità di rendimento, e ne è quasi il presupposto logico. Desiderio di restare in campo e giocare per incidere fino alla fine. La sua carriera infatti, prima di conoscere De Zerbi, era costellata di squalifiche inutili, somme di ammonizioni o rossi diretti. Un talento spigoloso, il suo, fatto di colpi di classe ma anche di molti urti. I suoni sordi che fa il Pinocchio di Garrone quando tocca qualcosa.  Berardi in questo modo abbandonava gioco e compagni troppo ingenuamente. Minuti persi, giornate perse. Un fattore di discontinuità molto banale, che si univa ai normali e legittimi infortuni. Berardi giocava meno di oggi. Con De Zerbi invece, almeno per ora, mai un rosso diretto prima del triplice fischio finale (l’espulsione in Genoa-Sassuolo del 5/1/20 avvenne a gara conclusa, e dopo un episodio molto controverso). Un segno tangibile di attaccamento e maturazione, questo, ma anche l’indizio più semplice e immediato che sulla giostra del Sassuolo Mimmo si diverte.
 
IN NAZIONALE – Per un carattere particolare come quello di Berardi, probabilmente, la presenza di altri amici neroverdi in Azzurro è stata decisiva. La triade Caputo-Locatelli-Berardi funziona fuori e dentro al campo, tanto nel Sassuolo quanto in Nazionale. Si è visto subito nell’amichevole contro la Moldavia. Dei tre in realtà Domenico era stato il più impreciso quella volta, ma aveva segnato, fortuna sua, anche lui come Ciccio. Poi la fiducia nella gara di ritorno contro la Polonia, nel suo stadio, ripagata con un gol divenuto presto un manifesto del calcio di Mancini. Third pass di Locatelli naturalmente. Infine il capolavoro contro la Bosnia. Della serie, se Berardi gioca e giocando trova il suo ambiente…  



…il suo talento emerge. Intesa perfetta con Locatelli, taglio e palla divina del centrocampista sopra la testa dei difensori avversari. Conoscersi. Immaginare giocate belle. Realizzarle.



SMETTIAMOLA DI SOTTOVALUTARLO - Ho un dubbio: fra voi per caso c’è ancora qualcuno che lo sottovaluta? Leggete questo post recente di OptaPaolo: “Domenico Berardi è l’unico giocatore di Serie A in doppia cifra sia di gol che di assist nell’anno solare 2020. Nei cinque maggiori campionati europei hanno tagliato questo traguardo solo Bruno Fernandes, Lionel Messi e Thomas Muller. Vertigine”. L’ultima uscita del Sassuolo (al Bentegodi, contro il Verona di Juric) può venirci incontro: prima l’assist per Boga, poi un gol notevole, che ha chiuso la partita. Vi dirò di più, la giocata decisiva del primo tempo Berardi l’ha fatta in un ruolo (il suo), mentre la rete del raddoppio partendo da una posizione diversa, dopo una mossa azzeccatissima di De Zerbi. Ma procediamo con ordine. Com’è nata la magia di Boga? Dai piedi di Berardi e da tanti altri piccoli dettagli. Ad esempio il primo inserimento senza palla di Djuricic, che ha ‘adescato’ Ilic portandolo lontano da un possibile raddoppio interno su Berardi. Il solo Dimarco affrontava il capitano neroverde.   



Sul lato debole nel frattempo, mentre Berardi si accentrava, la strana presenza di Ferrari creava problemi a Ceccherini e Dawidowicz (rispettivamente centrale e centrale-terzino cui spettava la marcatura stretta di Boga). Secondo inserimento improvviso ad attaccare la linea (Ferrari), due contro due sul palo lontano, diagonale dei due difensori del Verona. Tameze, l’altro interno di Juric, abbassato sulla linea di difesa. Berardi non la mette per la testa di Ferrari, buon saltatore, ne sfrutta però il movimento. Boga è solo dentro l’area.



In isolamento, pronto per un puntare l’uscita inevitabilmente in ritardo di Dawidowicz o per calciare in porta da lì. Di spazio-tempo, come vedete, ce n’è a sufficienza. E Berardi lo sente, fa la scelta giusta, lo serve. Da esterno a esterno. Terzo assist dall’inizio del campionato. Decimo nell’anno solare.    



IL GOL DA FALSO NOVE – Anche il gol nella ripresa, per quanto bello individualmente, è comunque frutto di un lavoro corale che non è stato sottolineato abbastanza. Né da noi, né da Juric, che altrimenti non avrebbe usato certe parole nel postpartita (“Siamo passati sopra al Sassuolo”). Non guardiamo solamente il tiro (efficace) di Berardi, guardiamo anche come i neroverdi lo hanno trovato libero in mezzo al campo, manomettendo gli avversari attraverso una sequenza intelligente di passaggi e movimenti senza palla. Facciamo il punto: mancavano Caputo e Defrel. Raspadori non era in giornata e Djuricic rientrava dalla positività al Covid. Intorno al minuto 73 De Zerbi li ha cambiati entrambi, sono entrati Muldur e Traorè. Poiché al minuto 64 era già entrato Ayhan per Toljan, un centrale-terzino per un terzino puro, con lo scopo di arginare le ondate di Zaccagni, restava da capire la posizione dell’altro turco, Muldur, anch’egli un terzino destro. De Zerbi l’ha schierato più avanti, sulla stessa fascia, spostando Berardi al centro dell’attacco, supportato da Traorè trequarti. Un doppio falso nove praticamente, o due mezzepunte, se preferite. Al minuto 76, cioè poco dopo, è arrivato il gol. Conoscete la storia dei duelli, vero? Del Verona che gioca un po’ come l’Atalanta? Juric allievo di Gasp ecc.. Ebbene: ecco come si portano a spasso per il campo, questi duelli.. ecco come un sottosistema di neroverdi, una ‘famiglia’ di neroverdi è arrivata a trovare Berardi nel momento e nello spazio migliore. Il tutto senza centravanti.

Su una discesa di Rogerio tamponata da Barak, Traorè si butta nello spazio seguito da Magnani. Boga va a dare un sostegno al terzino brasiliano. Rogerio decide di non forzare, Magnani è due volte Traorè, così la gioca dietro a Boga. Nel mentre Maxime Lopez fa una cosa preziosissima, vede la voragine spalancatasi tra Magnani e Dimarco e ci si fionda dentro per creare un secondo problema alla difesa del Verona già manomessa. Così facendo il francesino apre un corridoio tra Boga e Berardi. Tre problemi sono tanti in una azione (spazio attaccato da Traorè, spazio attaccato da Lopez, spazio occupato da Berardi).    



Vedete Muldur là in fondo, nell'immagine qua sotto, dove solitamente gioca Berardi? Potreste chiedervi anche il motivo per cui Veloso non si trova accanto a Tameze (i due interni del 3-4-2-1). Forse perché sta facendo la guardia a Locatelli rispettando il credo del suo allenatore? Come mai il Verona è così manomesso? Perché il Sassuolo ci ha palleggiato dentro nel momento giusto, non appena ha potuto. E l’intelligenza di Berardi nel farsi dare questo pallone proprio lì, nel vulnus del centrocampo dell’Hellas? Non diamo nulla per scontato. Queste sono letture da giocatore serissimo.



Non gli restava che puntare la difesa in conduzione, al massimo della velocità. Tameze non farà in tempo a raggiungerlo.



Appena prima di entrare in lunetta si era creato pure un tre contro due sul lato di Magnani. Ma Berardi aveva visto la porta. Ed ecco la sua tipica finta di tiro. Pensate anche al gol contro la Polonia: mutatis mutandis, è più o meno lo stesso approccio nell’uno contro uno.



Dopo la finta, il tocco preparatorio.



Infine la gran botta. Niente da fare, da lì Berardi è micidiale.