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Allegri e Inzaghi alleneranno Juventus e Inter anche la prossima stagione, quale che sia l’esito della finale di Coppa Italia. Del resto, un anno fa Andrea Pirlo fu liquidato all’indomani della vittoria di Reggio Emilia, contro l’Atalanta. Come a dire: non è una Coppa Italia che fa la differenza. Eppure la finale di Roma conta per entrambi, forse più per Allegri che per Inzaghi, ed è facile spiegare perché.

Dopo 9 scudetti consecutivi e le 2 coppette della scorsa stagione, se la Juventus bucasse anche mercoledì, dopo 10 anni saremmo alla prima stagione senza vittorie. Non proprio benissimo per chi ama sostenere che vincere sia l’unica cosa che conta. Allegri è tornato a Torino sul cavallo bianco e per ricostruire la squadra - e riportarla almeno dove l’aveva lasciata al momento in cui l’avevano cacciato – pare abbia detto no persino al Real Madrid.

Chiudere senza trofei e senza avere mai veramente corso per lo scudetto avrebbe il sapore netto della disfatta, senza bisogno di cercare lo sterile confronto con i punti centrati un anno fa dalla Juve di Pirlo, quella che aveva ancora i gol di CR7, poi sostituito da Kean, che è tutto dire di com’è stata programmata questa stagione. Cioè male, cioè niente, perché non si può rinunciare al giocatore più forte agli sgoccioli del mercato e non pensare di pagarne poi le conseguenze.
Vincere la Coppa Italia sarebbe la certificazione che nella seconda parte di stagione, quella in cui la Juventus ha estratto l’extra-budget per prendere subito Vlahovic e con lui il quarto posto che vale la Champions e che sennò sarebbe stato molto più difficile, la squadra è stata all’altezza delle milanesi, se non addirittura superiore, almeno dell’Inter. A patto, appunto, di batterla in finale. Vincere cioè non salverebbe la stagione, ma quasi.

Assai diverso il discorso per Inzaghi, e non certo per la SuperCoppa vinta a gennaio. Non è quella che fa la differenza. E la possibilità è che rimanga l’unica vittoria di stagione, non può azzerarne i meriti, come quello di essere ancora in corsa per lo scudetto a 180 minuti dalla conclusione. L’Inter di oggi è molto meno forte di quella di un anno fa, chi lo nega non fa un buon servizio alla verità. Antonio Conte se ne andò (lautamente pagato) perché non credeva più nel progetto, nella forza della squadra. Un film già visto.

Nonostante ciò, l’Inter resta la squadra più completa di tutte, più forte anche del Milan, dove però sono spuntate alcune individualità che stanno facendo la differenza, Leao su tutti. Inzaghi poteva sì vincere lo scudetto – e non è ancora detto che non lo faccia – ma non era obbligato a farlo. Da Allegri ci si aspettava che almeno ci provasse, e invece già a settembre si sapeva che non sarebbe stato così. La Coppa Italia vinta, farebbe più bello il bilancio stagionale dell’Inter e del suo allenatore, più rotondo. La Coppa Italia persa, non avrebbe il sapore del fallimento.
@GianniVisnadi