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I numeri parlano, hanno un’anima. E quelli della Coppa Italia di A e B dicono molto. Millenovecentoventi paganti per Milan-Novara. Tremilaottocentosessanta per Fiorentina-Juventus (nella foto, il viola Agyei rincorre Chibsah), semifinale di andata della competizione gemella a livello Primavera. Confronto impietoso. Imbarazzante. Ma sul quale varrebbe la pena fare una riflessione. Magari seguita da qualche proposta concreta, semplice, di immediata attuazione.

Il verdetto del Franchi è chiaro. La gente è disposta perfino a sfidare le temperature polari di questi giorni, purché la contropartita sia una partita vera, indipendentemente dall’età dei protagonisti, e non un qualsiasi “allenamento” infrasettimanale spacciato per gara ufficiale. Meglio sognare a occhi aperti, illudendosi di quel che verrà, scaldandosi le mani con applausi di sincero incoraggiamento rivolti ai puledri di razza che scalpitano bramando il grande salto, piuttosto che congelare due ore davanti a uno spettacolo soporifero, in attesa che il Pato di turno svesta controvoglia la tuta e dalla panchina subentri per risolvere la pratica.

La Coppa Italia, così com’è, non funziona. Lo si dice da tempo. Ma si fa poco per cambiarla. E allora, nel momento in cui da più parti si guarda al modello spagnolo delle squadre B, perché non approfittare proprio della coppa nazionale per sperimentare questa realtà obbligando le società a utilizzare un certo numero di Under? Soluzione che stimolerebbe anche il lavoro dei vivai. Il 6-1 rifilato ieri dai baby della Roma (gruppo fantastico grazie a una semina che parte da lontano) ai coetanei del Milan, nell’altra semifinale a senso unico, lascia infatti perplessi. Con questi risultati non ci si prepara di certo al fair-play finanziario.