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Certe immagini possono realmente comunicare di più di tante parole. Quella di un Mario Rui smarrito a Udine, osservando i suoi compagni camminare stancamente mentre lui prova a scatenare un contropiede, è quella che rende maggiormente l'idea sullo stato di sbandamento generale che affligge oggi il Napoli. Il difensore portoghese recupera palla poco fuori dalla propria area di rigore e prova a ribaltare subito l'azione, col punteggio fermo sull'1-1, assolutamente inutile ai fini della disastrosa classifica in campionato. Si guarda attorno Mario Rui, ma i compagni non lo seguono, alcuni restano fermi, altri avanzano ad andalura lenta, lentissima. Un'istantanea che non ha lasciato insensibili moltissimi tifosi del Napoli, che soprattutto attraverso i social hanno riversato la loro rabbia contro il gruppo di Ancelotti.

PAGA SOLO ANCELOTTI? - E' curioso tuttavia che anche in queste ore l'attenzione generale, di noi come operatori dell'informazione, dei sostenitori azzurri e anche della società presieduta da De Laurentiis, sia rivolta principalmente alla posizione di Ancelotti. A un'esperienza prossima alla conclusione, con o senza qualificazione agli ottavi di finale di Champions League, ampiamente alla portata e che può essere agguantata domani sera contro il Genk. Addirittura con la prospettiva di concludere il girone davanti al Liverpool campione d'Europa. Il tecnico emiliano ha compreso da tempo di non essere più seguito dai propri calciatori e lo strappo verificatosi dopo la famosa notte dell'ammutinamento ha allargato le crepe createsi nei mesi precedenti in maniera irrimediabile. La reazione a metà nel secondo tempo di Udine non inganni, perchè nasconderebbe le colpe di Insigne e compagni in un primo tempo da Napoli degli ultimi tempi. Piatto, senz'anima.
 
SENZA RISPETTO - De Laurentiis non ha intenzione di liquidare l'ultimo anno e mezzo di contratto che ancora lo lega ad Ancelotti e al suo nutrito staff e starebbe facendo pressione per avere le dimissioni del tecnico. Ma scaricare tutte le responsabilità del fallimento di un progetto sportivo che avrebbe dovuto coinvolgere il Napoli nella lotta per lo scudetto non è solo sbagliato, ma anche tremendamente ingiusto e poco rispettoso nei confronti del professionista e della persona che è l'allenatore emiliano. Immagini come quelle di Udine ci consegnano una realtà molto più complicata, nella quale nessuno può sentirsi al riparo da critiche, dal presidente all'ultimo dei giocatori.