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Quali margini di miglioramento può avere una squadra come l’Atalanta? Cosa le manca per arrivare a sognare uno scudetto? Abbacinati dagli 8 gol rifilati al Valencia nel doppio confronto degli ottavi di Champions, abbiamo forse trascurato il percorso della Dea in campionato. Per averne un’idea più precisa, basterebbe confrontare la posizione in classifica attuale e il punteggio provvisorio raggiunto con la 25esima giornata della scorsa stagione. Vero, l’Atalanta alla fine arrivò terza, ma il 23 febbraio 2019 era soltanto ottava. ‘Oggi’ invece, col campionato fermo a tredici gare dal termine, è già quarta. Ancor prima della volata finale ha fatto un salto di ben 10 punti: allora erano 38, adesso sono 48. Il tutto all’interno di un campionato certamente più difficile e competitivo. Dunque non solo la Dea regge, tiene il doppio impegno, ma rilancia. Rispetto all’anno scorso ha 3 vittorie in più e 4 sconfitte in meno, mentre il numero dei pareggi è all’incirca identico (5 vs 6). La Juve capolista tuttavia, per quanto sempre più abbordabile negli scontri diretti, è ancora lontana, sono 15 i punti di distacco. All’Atalanta serve pertanto immaginare e progettare un ulteriore balzo, se vuole arrivare a competere seriamente con la prima della classe.  
 
COPPIE DI QUINTI – Dal mercato invernale appena trascorso si evince il tentativo di rafforzare, allungare e completare la rosa. Tamèze in prestito dal Nizza, per alleviare il carico sulle spalle dei mediani De Roon e Freuler, che peraltro già si alternavano coi vari Pasalic e Malinovskyi, utilizzati un po’ come dei jolly da Gasperini sia da interni che da trequartisti. Ma soprattutto Czyborra, il laterale mancino vice Gosens che mancava. Il tecnico della Dea, quando il numero 8 tedesco doveva rifiatare, era infatti costretto a spostare sulla fascia sinistra Castagne, un destro. Acquistando il giovane terzino dall’Heracles Almelo, l’Atalanta si è garantita una coppia di quinti ‘col piede giusto’ per fascia: Hateboer e Castagne a destra, Gosens e Czyborra a sinistra.   
 
CZYBORRA VICE GOSENS – Finalmente un altro mancino. Il classe ’99 di Berlino è una di quelle novità che non abbiamo fatto in tempo a conoscere. È un giocatore che riprende certe caratteristiche di Gosens, al di là del piede preferito in comune. Stessa squadra di provenienza, stesso ruolo. Soprattutto attacca molto bene gli spazi senza palla.  Eccolo in azione nella prima di campionato di quest’anno contro l’Heerenveen.



Dopo una conduzione con scarico al sostegno, pur essendo controllato da due uomini, Czyborra scatta deciso in cerca di un attacco alla profondità molto ambizioso.   



È un terzino offensivo, dotato di buona tecnica e buona capacità di scelta quando arriva sul fondo. Formazione tedesca: ha attraversato l’U16, l’U18, l’U19 e l’U20, con cui ha esordito il 15 novembre 2018 (6 presenze, 1 gol). In quello stesso anno l’ha portato in Olanda Frank Wormuth, dal 2008 al 2016 selezionatore della Germania U20 e attuale allenatore dell’Heracles (squadra un po’ matta e farcita di giovani). Czyborra nelle 19 presenze di questa stagione aveva già segnato 2 gol e firmato 3 assist. Prima di salutare tutti destinazione Bergamo.
 
LIMITI DIFENSIVI – Frank Wormuth lo ha schierato sempre da terzino sinistro in una difesa a quattro, cosa che ogni tanto ne metteva in evidenza certi limiti difensivi. Il primo aggiornamento che dovrà fare Czyborra sarà quello di adattarsi al modulo e allo stile difensivo del Gasp.



È probabile che il passaggio al 3-4-1-2 non solo lo proteggerà di più, ma lo aiuterà ad avere una maggiore vicinanza e un maggior riferimento all’uomo. Questo aspetto potrà migliorarlo nel tempismo in fase difensiva, in cui non sempre è impeccabile.



Ecco un’uscita fuori tempo contro il Feyenoord, nel tentativo di contrastare in scivolata l’esterno avversario in ricezione.

Qui sotto invece, contro l’Ajax, valuta male un lancio ad aprire il gioco sul terzino salito.



Prima tenta l’intercetto poi è costretto ad aggiustare la corsa volgendosi indietro, mentre il pallone lo supera in volo. Situazioni di ruolo assai meno frequenti nell’Atalanta di Gasp.



Per questi e altri motivi, benché Czyborra sia un profilo molto interessante e tutto da scoprire, l’Atalanta non potrà fare a meno di Gosens, che va blindato. Il giovane tedesco allora, crescendo sotto l’ala protettiva del compagno suo connazionale, avrà tutto il tempo di ambientarsi e mostrare quel che vale, offrendo a Gasperini un’alternativa di qualità, che potrebbe rivelarsi anche un crack.   
 
GLI INSOSTITUIBILI – Una buona fetta di merito per quei 10 punti in più in campionato rispetto allo scorso anno l’Atalanta deve darla a Muriel (22 presenze, 13 gol) e Malinovskyi (22 presenze, 4 gol, 1 assist). Ma Gasperini ancora non sembra soddisfatto pienamente del loro rendimento. Vede un potenziale superiore in entrambi. D’altra parte hanno passato insieme a lui poco più che metà stagione, serve ancora un po’ di tempo per vederli sbocciare. Non si spiegherebbero partite come Atalanta-Fiorentina, in cui Gasperini è stato costretto a inserire gli (evidentemente ancora) insostituibili Gomez e Ilicic, entrambi al 12’ della ripresa, per ribaltare il risultato o per lo meno pareggiare. Ecco l’Atalanta del primo tempo, dove si vede una qualità di turnover già abbastanza importante e tuttavia ancora ‘acerba’.  Difficile avere in campo giocatori più forti quando riposano Gomez e Ilicic.   



Ecco invece qui sotto l’Atalanta all’arrembaggio nella ripresa, con un potenziale tecnico da mozzare il fiato. Basti pensare a Pasalic e Malinovskyi, due trequartisti, impiegati da mediani e De Roon (tolto Masiello) utilizzato come terzo centrale a destra per impostare e spingere. Poi -è chiaro- la risolvono sempre loro due, gli insostituibili.    



MANCA POCHISSIMO? - Basteranno Gomez e Ilicic per realizzare un giorno il sogno scudetto? Basterà allungare e perfezionare la rosa? Aspettare che lieviti il talento di Malinovskyi?
Ci poniamo queste domande come se il problema dell’Atalanta fosse trovare la via del gol, come se le servisse un fenomeno in più da piazzare in attacco. Ma il problema non è quello. C’è una cosa in cui la Dea è rimasta uguale allo scorso anno: contro il Torino, contro la Spal e contro il Cagliari ha perso ancora. Manca pochissimo dunque, se ci pensate. O invece no: “Tra giocare bene e vincere c’è una piccola differenza che sembra piccola ma non lo è”, direbbe Allegri.