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Piove su Londra. Acqua che cancella le lacrime, di gioia di un'Italia campione d'Europa con merito, contro ogni pronostico, di dolore dell'Inghilterra, andata a centimetri da alzare il primo trofeo dal 1966. Un'Inghilterra che ci credeva, che non ce l'ha fatta. Che si è sgretolata nel momento più importante, dopo un torneo granitico. I rigori, certo, sono una linea sottile: la gloria eterna o la caduta negli inferi, da una parte o dall'altra, tutto in undici metri. L'Italia è stata migliore, ha vinto perché in porta ha Donnarumma, ma gli Azzurri non hanno trionfato solo sul prato di Wembley. L'hanno fatto anche con i tifosi, sulle tribune, davanti alla tv, sui social. 

Sotto il grande arco erano solo 7 mila, eppure si sono sentiti per tutta la partita. Inno di Mameli, "Italia, Italia", "Popopopopopo", senza paura. A cantare, a sostenere, a incitare. Dall'inizio alla fine, a rispondere ai ruggiti di Wembley, a dir la verità poco frequenti. Certo i tifosi di casa arrivati in massa (moltissimi sono entrati senza biglietto, sfondando le transenne e creando disordini con polizia e servizio d'ordine), ma non sono stati quel valore aggiunto che avrebbero dovuto essere. Con il passare dei minuti si sono spenti, divorati dalla paura. Di fallire, di rimandare l'appuntamento con la festa.
Quella festa che erano convinti di fare, di vivere. Londra in queste ore era stata presa d'assalto da supporters della nazionale di Sua Maestà arrivati da ogni parte dell'Inghilterra. La maggior parte senza biglietti. Aspettavano solo il fischio finale per riversarsi di nuovo in strada. Lo hanno fatto, a testa bassa. Ripensando a quel "It's coming home" che per una settimana hanno continuato a ripetere con humor, certo, ma anche con un po' di arroganza. Erano convinti di essere i più forti, ma "i campioni dell'Europa siamo noi". Non bisogna scherzare con il destino, la coppa "It's coming Rome". Viene a Roma, questa notte, con l'Italia. Gli inglesi tornano a casa, con il loro humor e le loro battute. Ma senza il trofeo.