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Per la prima volta dal giorno delle sue dimissioni - dopo la sospensione di 8 mesi determinata da un giudice per falso ideologico, falso materiale e rivelazione di segreto d'ufficio - la ex rettrice dell'Università per gli stranieri di Perugia, Giuliana Grego Bolli, ha parlato alla stampa dell'esame di italiano di Luis Suarez del 17 settembre scorso. Queste sono alcune delle risposte più interessanti fornite nell'intervista concessa a La Repubblica: "Quando il rettore dell'Università degli Studi di Perugia mi ha chiamato per dirmi che la Juventus stava cercando di fargli fare l'esame di italiano, mi hanno dovuto spiegare chi fosse. Il calcio non mi interessa. Nella mia famiglia sono tutti juventini, ma io non guardo le partite. Ho pensato che fosse un buona opportunità per rilanciare la visibilità del mio Ateneo". 

Sulla scelta di creare una sessione d'esame ad hoc per Suarez: "Serviva a evitare i rischi di assembramento dovuti alla presenza di un calciatore così famoso. Il 22 ci sarebbero stati altri quaranta candidati a sostenere l'esame di lingua e, in concomitanza, i test di ingresso per i corsi di laurea. Si sarebbe creata una ressa. E' stata una mossa giusta, e la rivendico".

Sulla vicenda degli argomenti dell'esame girati dall'esaminatrice Spina a Suarez: "Non ho avuto alcun ruolo nella preparazione né dell'esame, né del certificato consegnato a Suarez il 22 settembre. Il livello B1 richiede una capacità di farsi capire a livello medio-basso. Suarez, essendo ispanofono, era facilitato come comprensione e produzione lessicale. Durante la pandemia, inoltre, l'esame di B1 si tiene solo in forma orale e dura circa 12 minuti. A queste condizioni risulta più accessibile, tant'è che tra giugno e luglio nessuno dei 60 candidati che lo ha sostenuto da noi è stato bocciato. Avendo studiato, Suarez poteva superare un B1. Però, a onor del vero, io non l'ho mai sentito parlare. Le intercettazioni sugli esaminatori? Di sicuro c'è stata una sovrabbondanza di chiacchiere, un'euforia dovuta in parte alla legittima voglia di promuovere l'Ateneo e in parte alla fede calcistica. Spina e Olivieri sono juventini. Si era creato un clima da stadio, per così dire".
L'ex rettrice dell'Università per gli stranieri di Perugia ci tiene però a sottolineare un concetto: "Non ho mai avuto la sensazione che ci fosse la volontà di favorire la Juventus, né pressioni di alcun genere. A me di Suarez non importava niente. La foto con lui l'ho fatta per mio nipote, che è juventino pure lui, mi aveva chiesto di portagli l'autografo".

Giuliana Grego Bolli conclude così l'intervista: "Non mi riavvicinerei al mondo del calcio. Se ritornasse un Suarez a chiedere di fare l'esame, direi di no. Non per Suarez, ma per il clamore che si porta dietro il calcio. Sono uscita provatissima da questa storia".